Pochi stranieri, flop di Expo all'estero

Da oltreconfine solo una minima parte degli ingressi. Bene gli italiani: in 16 milioni visiteranno i padiglioni

Pochi stranieri, flop di Expo all'estero

Le code ai tornelli immortalate negli scatti degli ultimi giorni. L'aumento delle visite dopo Ferragosto e il picco toccato lo scorso giovedì 20, con 153mila presenze. L'appeal dell'Expo, numeri ufficiali alla mano, appare in aumento. Sebbene più tra gli italiani che tra gli stranieri.

Il bilancio della società finora conta poco più di 11 milioni di visitatori, l'ultimo obiettivo dichiarato è quello di chiudere agosto a quota 12 milioni.

La maggior parte di loro parla italiano: 9 milioni almeno secondo le rilevazioni di Federalberghi. Questi, tra maggiorenni e minorenni, i cittadini del Bel Paese che dall'apertura del 1 maggio scorso e fino alla fine del mese di agosto avranno varcato i cancelli di Rho Pero. Il 10 per cento di loro ha dichiarato che tornerà ancora a passeggiare tra i padiglioni, aggiungendosi così agli altri 7 milioni di italiani che secondo la Federazione degli albergatori andrà a vedere l'Esposizione universale negli ultimi due mesi, tra il 1 settembre e il 31 ottobre (2,2 milioni sono previsti il mese prossimo, tre milioni e mezzo nell'ultimo mese prima della chiusura).

In tutto, quindi, saranno 16 milioni i nostri connazionali in visita all'Esposizione universale: all'incirca uno su quattro.

Non c'è, invece, l'auspicato boom tra gli stranieri. Che restano una fetta minoritaria. «Il dato complessivo è sicuramente lusinghiero e contribuisce a rimettere in moto l'economia turistica», commenta il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca, «ma purtroppo non sono approdati nel Bel Paese quei flussi dall'estero che invece sulla carta erano stati ipotizzati». Insomma, l'Expo sta andando bene per il mercato interno, ma non si sta dimostrando abbastanza forte oltre i confini nazionali. E questi numeri «insegnano che non abbiamo adeguatamente promosso, con campagne pubblicitarie e la creazione di pacchetti ad hoc, un'occasione unica per valorizzare l'immagine complessiva del Paese», continua Bocca.

Una nota critica alla quale ha risposto poco dopo il candidato a sindaco di Milano Corrado Passera. Con un'invito: «Partiamo dai dati turistici per costruire assieme il dopo Expo». Si tratta di «una grande opportunità», ha detto Passera, «per rilanciare Milano e l'Italia in termini di vivibilità e competitività a livello internazionale».

E facendo riferimento alla classifica mondiale sulla sicurezza e la vivibilità delle città, pubblicata una settimana fa dall' Economist , il candidato e fondatore di Italia Unica parla della necessità di un «percorso strutturato per alzare il posizionamento delle nostre città nelle classifiche mondiali di quelle dove si vive meglio. Rispondiamo insieme ai dati dell' Economist con un progetto di ampio respiro, per mettere a frutto le migliori energie stimolate dall'Esposizione Universale».

Per quanto riguarda le modalità della visita all'Expo, dal campione di 1.201 italiani intervistati (l'indagine è stata condotta dall'istituto Acs Marketing Solutions tra il 22 e il 29 luglio scorso) emerge che nell'ultimo trimestre circa 3 milioni si limiteranno a una visita mordi e fuggi, di una sola giornata. Poco meno di tre milioni e mezzo dormiranno invece fuori almeno una notte: il 40 per cento si farà ospitare a casa di amici o parenti, il 31 per cento sceglierà un albergo, il 28 per cento un B&B.

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