Quando la moto indossò la "divisa"

Una mostra sui modelli che rivoluzionarono la cavalleria nella Grande Guerra

Quando la moto indossò la "divisa"

Tre giorni per raccontare una rivoluzione, per tornare indietro di un secolo, per ricordare come venne combattuta la Grande Guerra e per capire come le motociclette, alla stregua di blindati e carri armati, entrarono da protagoniste nel conflitto come vero e proprio «strumento bellico». «Moto in divisa», la mostra scambio che si svolgerà al Parco esposizioni di Novegro il 15,16 e 17 febbraio all'interno della 75ma edizione della mostra scambio di auto, moto e ricambi d'epoca, è un viaggio nella Prima guerra mondiale in «sella» ad un mezzo che andò a sostituire il cavallo nel ruolo di «alleato» del reparto di cavalleria. Un utilizzo sul campo: dai servizi di collegamento, alle staffette porta-ordini ma anche side-car attrezzati per il trasporto veloce di uomini e munizioni o come mitragliere mobili mezzi anti-aerei da spostare con facilità. Furono inglesi, italiani e tedeschi a mettere la divisa alle moto che un po' cambiarono l'«arte della guerra» rimasta sempre uguale fino al termine del 1800. Tutto mutò radicalmente: la mole degli eserciti determinò un continuo ricambio di uomini al fronte, con gravi problemi logistici e di spostamenti. Proprio in questo periodo comparve il veicolo a motore sia come mezzo di trasporto sia come arma vera e propria: le auto blindate, i carri armati, le artiglierie auto montate. Mezzi determinanti quando erano necessari rapidi spostamenti di truppe per respingere offensive o portare nuovi attacchi: basti per tutti ricordare l'ormai storico impiego dei taxi parigini per bloccare i tedeschi sul fronte della Marna. E così fra i vari veicoli a motore i comandi militari presero in considerazione anche le moto.

All'inizio della Grande Guerra, in Inghilterra si formarono corpi di «Despatch Riders», quasi tutti volontari motociclisti arruolati con la propria motocicletta ma già nel 1912 l'inglese Scott produceva una moto con motore bicilindrico a due tempi sulla quale era montata una mitragliatrice. In Italia invece l'utilizzo andò di pari passo con la produzioni di mezzi speciali. La più importante fabbrica di motociclette era la Frera, con sede a Milano e stabilimenti a Tradate, in provincia di Varese. Già nel 1910 poteva vantare di essere «Fornitrice del Regio Esercito», per via di un modello con motore monocilindrico a valvole laterali di 320 cc. Fra le altre fabbriche italiane meritano di essere ricordate la torinese Della Ferrera con motore bicilindrico di 1000 cc; la Gilera e la Bianchi. In Europa a rifornire gli eserciti erano industrie tedesche, francesi e belghe come NSU, Adler, Wanderer, FN, Peugeot, Renè Gillet e, dall'altra parte dell'Oceano, Indian e HarleyDavidson che dotarono l'esercito americano di motocarrozzini da 1000cc. Nell'intervallo tra il primo e il secondo conflitto mondiale i problemi della motorizzazione militare vennero studiati con grande attenzione dagli eserciti. In quel periodo, nasce quella che sarà per qualche anno la moto militare per eccellenza: la Moto Guzzi GT 17 monocilindrica di 500 cc. Pesava sui due quintali e toccava i 90 kmh e venne costruita in 4810 esemplari. Le nostre fabbriche, Bianchi, Benelli, Gilera,Mas, Sertum fornirono motociclette che finirono per assomigliarsi un po' tutte. Unica a staccarsi era la Guzzi, che proprio nel 1939 aveva sostituito la GT 17 con un modello più perfezionato, l'Alce, la più conosciuta e popolare fra le nostre moto militari, assai apprezzata anche dal nemico. Fu costruita in 7059 esemplari.

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