Cronaca locale

Quelle voci al femminile dal medioevo dell'Iran

Una regista di Teheran porta in scena al Piccolo la difficile condizione della donna nell'islam

«Sono una donna, mi sentite?». Se la domanda viene dall'Iran, grande Paese dove i sussulti violenti della storia conquistano le prime pagine con frequenza - come in questi giorni -, ed è posta da uno spettacolo teatrale, siamo di fronte a qualcosa di straordinario. Ecco I'm a Woman. Do you hear me?, al Piccolo Teatro Studio Melato fino a sabato, in lingua farsi (persiano) con sovratitoli in italiano, scritto e diretto da Camelia Ghazali. La drammaturga vive a Teheran, dove con il marito Toomaj Daneshbehzadi ha fondato la compagnia Praxis Theater Group. Pur senza struttura narrativa tradizionale, lo spettacolo esplora l'interiorità di una donna. «Una melodia danzata - ha detto la regista - per dare voce alle donne in una società che rifiuta di ascoltarle».

Ultima replica, stasera, di Circe al No'hma di Livia Pomodoro, secondo spettacolo della stagione dedicata al «mondo che vorremmo». Anche qui c'è una donna: la maga misteriosa (Teresa Timpano) della mitologia che nell'allestimento diretto da Matteo Tarasco vive in un'isola di ciarpame, ciò che resta di una società al capolinea. Invece al Parenti, dal 22 al 24 novembre, vediamo per la prima volta in Italia Proximo, l'ultimo lavoro di Claudio Tolcachir, protagonista della nuova scena argentina e regista pluripremiato. Sul palco, la storia d'amore di due uomini (Santi Marín e Lautaro Perotti) ai tempi dei social network. Omnia vincit amor, dicevano i latini, ed è vero più che mai. Nella Sala Treno Blu, sempre al Parenti, va in scena fino al 1º dicembre Gino il postino, nuovo allestimento di Nato postumo, a cura di Benedetta Frigerio, con il bravissimo Francesco Brandi. La commedia ruota su un tema antico come l'omissione di soccorso. Non ci riguarda? Ne siamo proprio sicuri? Saliamo sulla bici del postino Gino per scoprirlo.

Grandi maestri della letteratura al Pacta Salone, che mette in scena (21 novembre-5 dicembre) La commedia della vanità, del premio Nobel Elias Canetti. Il testo, con regia di Annig Raimondi, è una parabola del potere, della massa, della morte; temi squisitamente riconducibili a Canetti, che sulla Morte (per lui massimo e inconcepibile scandalo) scrisse un libro al quale lavorò tutta la vita, in Italia edito da Adelphi come gli altri titoli dello scrittore bulgaro. Lo spunto drammaturgico è il rogo nazista dei libri, avvenuto a Berlino il 10 maggio 1933.

Imperdibile la prima nazionale al Teatro Verdi il 22 e 23 novembre: Joe 5, della Duda Paiva Company, spettacolo nell'ambito di IF Festival Internazionale Teatro di Immagine e Figura, di cui è in corso la XIII edizione. Il sottotitolo dice «duetto sull'umanità e la sua assenza». Duda Paiva danza e anima nella gommapiuma creature grottesche; vivono in un futuro nel quale l'essere umano, eternamente giovane, evita la morte (prospettiva che sarebbe piaciuta a Canetti: ma non divaghiamo). Visivamente Joe 5 rimanda alle atmosfere cyberpunk e alle cupezze di un autore francese di culto: Michel Houellebecq.

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