«Referendum per tenerci 60 miliardi»

Professor Stefano Bruno Galli, con la Lista Maroni lei ha lavorato alla proposta di un referendum per l'autonomia della Lombardia.
«Un referendum consultivo per fare della Lombardia una Regione a statuto speciale».
Quali sarebbero i vantaggi?
«L'autonomia legislativa e fiscale. Le 5 regioni autonome trattengono dal 75% delle tasse del Friuli al 100% della Sicilia».
Ma non si sta cominciando a pensare di abolirle?
«Il principio ormai riconosciuto dalla dottrina, vuole che le risorse rimangano sui territori dove sono state prodotte».
Oggi la Lombardia quante tasse trattiene?
«Le regioni a statuto ordinario il 34-35% della fiscalità. Ma il problema è il residuo fiscale».
Spieghi meglio professore.
«È il 65% che Roma si tiene: ogni anno i lombardi le lasciano 60 miliardi di euro».
Non è normale?
«Le pare normale che ogni persona in età lavorativa in Lombardia perda 18mila euro? Come comprare ogni anno una macchina e regalarla a Roma».
Lo fanno tutti gli italiani.
«Non è così. Oltre alla Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna lasciano 21 miliardi, Piemonte e Toscana 2,5. Tutte le altre regioni prendono più di quanto versino di tasse».
E quindi?
«La sola Lombardia paga più delle altre quattro prime regioni messe tutte insieme. Non parliamo di chi ha i conti in rosso».
Vuol tirare su un muro?
«Con lo statuto speciale non ci arrocchiamo al di qua del Po, vogliamo solo ottenere strumenti perché la Regione giochi la sua partita nell'economia globale senza i vincoli dello Stato centrale che è una pietra al collo di famiglie e imprenditori».
Una visione egoista.
«I vincoli solidaristici con le altre regioni non vengono meno, ma la Lombardia deve guardare oltre. Al Nord, all'Europa, alla civiltà e non a Roma».
Il referendum non rischia di essere incostituzionale?
«Le ragioni economico-sociali e produttive per la “specialità” della Lombardia sono molto più forti delle differenza linguistiche per cui l'assemblea costituente l'ha concessa ad Alto Adige e Valle d'Aosta».
Dire queste cose quando hanno appena arrestato gli indipendentisti veneti che costruivano un carro armato non è da irresponsabili?
«No. Chiedere un referendum non è gesto che possa surriscaldare il clima e portare a gesti scriteriati. È democrazia».
Incita alla secessione.
«I testi dicono che l'autonomia è una forma di indipendenza dallo Stato centrale. Poi può avere colori e temperature diverse: il referendum è quella più tenue, istituzionale».
Lei è per la secessione?
«L'importante non dipendere dallo Stato centrale. E lo statuto speciale è un passaggio obbligato per chi produce il 22% del Pil, ha 10 milioni di abitanti ed è grande come il Belgio».
Secessione sì o no?
«Il futuro più che nella secessione è in una realtà macroregionale che faccia sparire il peso degli Strati centrali».
Per il referendum servono 20 milioni di euro. Tanti.
«Soldi ben spesi, soprattutto quando la crisi economica chiede grandi cambiamenti».
Per farlo passare ci vogliono i due terzi dell'aula: oltre alla Lista Maroni ci sono Fi, Fdi e Pensionati. Non basta.
«Tutti gli 80 consiglieri devono votarlo se tengono al bene delle famiglie lombarde».
Il Pd non ci sta, servono altri.
«I 5 stelle hanno fatto della democrazia diretta uno dei punti essenziali del loro progetto politico. Quale democrazia diretta più di un referendum?».

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