Regaliamo la moschea all'islam turco

Il gruppo "Milli Görüs" torna nella black list tedesca. Ma in via Maderna ha vinto

C'è un ponte fra Milano e Istanbul, fra Santa Sofia e la moschea di via Maderna. Una «visione nazionale religiosa». In Germania, pochi giorni fa, è uscito il rapporto sulla protezione della Costituzione del 2019. A presentarlo a Berlino, il ministro dell'interno Horst Seehofer e il capo dell'Ufficio federale per la protezione costituzionale. A pagina 227, il rapporto cita il Movimento Milli Görüs, «visione nazionale appunto», un'organizzazione presente in Europa da decenni, con centinaia di moschee e centri culturali e decine di migliaia di adepti. In Italia Milli Görüs, o meglio la sua «filiale» milanese, avrà diritto di regolarizzare - e quindi gestire - una delle nuove moschee della città, in via Maderna. Potrà farlo in base al Piano delle attrezzature religiose approvato fra grandi discussioni nell'autunno scorso a Palazzo Marino: quello di via Maderna è stata riconosciuto come un centro da sanare dal punto di vista edilizio, nonostante i problemi passati (si è parlato di un cantiere fermato dai vigili) e nonostante un profilo ideologico «problematico».

«I servizi federali tedeschi - spiega l'esperto Lorenzo Vidino - includono Milli Görüs nel loro report come organizzazione estremista che viene monitorata, da 20 anni è così a causa della retorica estremista, illiberale e antisemitica che proviene dal gruppo». Vidino, milanese, è fra i massimi esperti di estremismo religioso e dirige un programma di ricerca alla «George Washington University». Da tempo spiega come Milli Görüs sia da considerare «un gruppo dall'ideologia problematica», almeno per le democrazie liberali. Due anni fa il consigliere regionale leghista Max Bastoni ha denunciato - mai smentito - dei collegamenti inquietanti venuti fuori proprio dai lavori in via Maderna. «È emerso - ha detto - che la società che aveva ottenuto i permessi è la Europaische Moscheebau und Unterstutzungs Gemenschaft» e ha indicato la società come una «azienda tedesca il cui socio di maggioranza è Ibrahim Al Zayat, presidente della Islamische Gemeinschaft in Deutschland, Igd, una delle maggiori organizzazioni islamiche della Germania, pienamente controllata dai Fratelli Musulmani». Al Zayat è un personaggio conosciuto anche per aver sposato la nipote di Necmettin Erbakan, primo ministro turco negli anni Settanta e fondatore di Milli Görüs. E la sorella - «coincidenza» notata proprio da Vidino - gestisce organizzazioni legate alla Fratellanza in Austria.

Il documento tedesco spiega che l'organizzazione - diffusissima presso la diaspora turca in Europa - è composta da diverse associazioni con un comune orientamento ideologico-religioso legato proprio a Erbakan, figura politica intrisa di nazionalismo e impeti anti-occidentali. Erbakan è stato mentore di Recep Tayyp Erdogan, attuale presidente-sultano, grande ammiratore dei Fratelli Musulmani e oggi fautore dello stesso mix ideologico. E non è un caso che Milli Görüs il 10 luglio abbia festeggiato la riconsacrazione a moschea di Santa Sofia, antichissima basilica cristiana bizantina che da venerdì tornerà a ospitare la preghiera islamica, dopo che Erdogan e le autorità di Ankara hanno annullato la destinazione a museo decisa a suo tempo da Kemal Ataturk, padre della Turchia laica ormai sepolta dalle ambizioni neo ottomane del «sultano», invise a mezza Europa ma minimizzate dall'Italia. La deputata milanese Federica Zanella ha presentato un'interrogazione preoccupata su Milli Görüs, chiedendo chiarimenti al Viminale. Le ha risposto elusivo il vice ministro Matteo Mauri sostenendo che «allo stato non sono emersi elementi informativi in ordine ad attuali attività investigative condotte dalle autorità tedesca».

A ottobre la sinistra a Milano scese in piazza contro Erdogan per l'attacco al Kurdistan, ma proprio in quei giorni votava il sì al piano moschee. Nei centri islamici turchi intanto si pregava per la vittoria: lo decise il Diyanet, il dipartimento governativo per gli affari religiosi che ora ha preso in carico Santa Sofia. Allora il Diyanet annunciò che sarebbe stata letta la preghiera di «Fatih Sultan Mehmet», il sultano ottomano «conquistatore», artefice della presa di Costantinopoli del 1453, dopo il vittorioso assedio in cui cadde Santa Sofia. Il 10 luglio, giorno in cui è stata annunciata la «riconquista» di Santa Sofia all'islam, proprio Milli Görüs ha invocato di nuovo il conquistatore. «Che l'anima del Sultano Fatih sia benedetta» ha esultato. L'islam turco dialoga soave in Europa, ma fa la voce grossa in patria.

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Commenti

dagoleo

Mer, 22/07/2020 - 17:07

la prossima volta dategli Sant'Ambrogio da trasformare in moschea e poi anche il Duomo che è davvero un bel posticino e mi sembra giusto che gli venga dato.