Regione, sfratti record «Il reddito delle famiglie ormai non basta più»

In Lombardia si concentrano gli sgomberi Il 17% dei nuclei è in arretrato con l'affitto

Marta Bravi

Il disagio abitativo è un problema molto più diffuso di quanto non emerga dai dati degli operatori dei centri di ascolto Caritas, soprattutto nel contesto metropolitano. Tra il 2014 e il 2015 il numero di richieste relative all'abitazione è salito dell'11, 6 per cento rispetto all'anno precedente. Una piaga, questa, che riguarda soprattutto i giovani tra i 15 e i 34 anni: 1 su 5 degli utenti dei centri Caritas ha presentato questo problema.

Non solo, dal rapporto regionale 2015 di regione Lombardia «emerge che l'innalzamento del disagio e dalla domanda abitativa ha raggiunto livelli notevoli - osserva Luciano Gualzetti, direttore di Caritas ambrosiana - e la morosità ovvero l'indisponibilità e spesso anche l'impossibilità di far fronte alle spese di affitto è la prima causa di sfratto». Secondo il rapporto regionale il 17% dei nuclei in affitto risultano in arretrato con i pagamenti e il 6% quelli con mutuo. Stando ai dati lombardi le famiglie in affitto hanno versato in media 683 euro al mese per l'abitazione, una cifra che ha inciso del 31 per cento sul reddito, mentre i proprietari che stanno pagando il mutuo, avrebbero versato 888 euro al mese in media, spesa che avrebbe inciso «solo» del 27% sul bilancio famigliare complessivo.

Secondo i dati del rapporto annuale 2015 del Ministero dell'Interno, la Lombardia è la regione che presenta il maggior numero di sentenze di sfratto, il 19% del totale nazionale, ed è anche la regione con il maggior numero di sfratti eseguiti con l'intervento dell'ufficiale giudiziario (il 17,6% del totale nazionale), spiega Pierluigi Rancati, segretario del Sindacato inquilini casa e territorio. Un dato che non tiene conto dei rilasci spontanei, a fronte delle 61.268 richieste di esecuzione presentate dalla proprietà agli ufficiali giudiziari (il 18% in più rispetto al 2014). «Non esiste più la fascia grigia, quelli che non erano abbastanza poveri da avere una casa popolare, ma nemmeno abbastanza ricchi da provvedere autonomamente. Quel tipo di persone è slittata verso la povertà assoluta».

Per l'assessore alla casa del Comune, Gabriele Rabaiotti «le 22mila le domande di assegnazione di alloggio popolare in città non possono essere tutte di persone che non hanno necessità urgente. La domanda di case popolari è diventata una delle opzioni possibili, ma noi dobbiamo rispondere in tempi veloci e rapidi a chi davvero non ha alternativa». C'è poi una fascia di popolazione che non riesce a pagare la rata del mutuo e perde la casa. La terza è quella di coloro che hanno avuto la casa popolare 50 o addirittura 70 anni fa e non vuole andare via, spiega l'assessore.

A Milano, secondo la stima di Federcasa, si potrebbe ipotizzare che una famiglia su 10 non abbia più i requisiti per rimanere nell'alloggio popolare. «Esiste un pezzo dentro la casa pubblica che ha abusato della condizione di favore e di tutela- conclude Rabaiotti- Non possiamo permetterlo».

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