Respinto il ricorso degli islamici: ok al palazzo di fianco alla moschea

La moschea non ha diritto di veto. Via libera alla costruzione di un palazzo di sei piani

Respinto il ricorso degli islamici: ok al palazzo di fianco alla moschea

I giudici del Tar della Lombardia hanno respinto il ricorso presentato dall’associazione islamica Coreis contro il progetto della società Disegnare srl. Nel documento viene descritta la costruzione di un palazzo di 6 piani accanto alla moschea Al-Wahid di via Meda 9, in sostituzione di una autorimessa che è ormai chiusa da diversi anni. È stato quindi dato l’ok per avviare il piano di ristrutturazione edilizia, con relativo cambio di destinazione d'uso, che era già stato approvato dal Comune e dagli altri enti che erano coinvolti nell’intero iter procedurale. Tali enti sono: Conferenza di Servizi, Sportello unico per l'edilizia del Municipio 5, Commissione Paesaggio, Area Bonifiche, Arpa e Ats Metropolitana.

Perché il ricorso

Nel 2021 la comunità islamica presieduta dall'imam Yahya Sergio Pallavicini aveva impugnato gli atti, con l’obiettivo di presentare ricorso e opporsi a una iniziativa che era stata presa senza chiedere il parere della Coreis e che, a suo dire, “comporterebbe una lesione dei diritti di libertà religiosa nonché delle prospettive edificatorie degli immobili di cui la comunità usufruisce e che risultano funzionali alle attività di culto”. Gli avvocati dell’associazione hanno soprattutto tenuto a sostenere l'illegittimità dell'operazione di ristrutturazione, perché era stata autorizzata senza “la preventiva acquisizione di un'intesa con la Comunità, il cui luogo di culto è inserito nel Piano delle attrezzature religiose del Comune”.

Come riportato da Il Giorno, i giudici hanno però spiegato che, parlando di spazio religioso, non si intende solo “un qualcosa di identitario (con conseguente restrizione della libertà in esame ai soli edifici, variamente denominati secondo i vari culti, che assumano simile generale valenza)”, ma anche di un bisogno materiale necessario per soddisfare le esigenze di aggregazione tipiche di un fenomeno anche sociale e culturale come è appunto la religione. Inoltre, “in quanto strumentale allo sviluppo della persona umana, lo "spazio religioso" non è solo un bene preservato da indebite ingerenze dei pubblici poteri, ma è l'oggetto di un obbligo positivo della Repubblica, chiamata a rimuovere eventuali ostacoli di ordine economico o sociale che possano precludere simile sviluppo della vita interiore e sociale dell'individuo”.

La spiegazione dei giudici

E questa è solo la premessa. Infatti, subito dopo viene spiegato che la necessità di garantire la libertà di culto non può non tenere conto delle ulteriori situazioni soggettive che sono eventualmente coinvolte dall'azione amministrativa, nel solco del “ripudio della logica dei cosiddetti diritti tiranni, cioè di diritti che non entrano nel doveroso bilanciamento con eguali diritti, spettanti ad altri, o con diritti diversi, pure tutelati dalla Costituzione, e pretendono di essere soddisfatti sempre e comunque, senza alcun limite”. L’ok del Comune al progetto di Disegnare srl non vuol quindi dire una mancata tutela della libertà religiosa della Coreis, che tra l'altro è già stata riconosciuta nel Piano delle attrezzature religiose. Secondo i giudici del Tar, l'intervento di ristrutturazione non comporta una compromissione delle facoltà edificatorie della Comunità islamica e non porterà a un peggioramento delle condizioni acustiche degli edifici intorno. Il cantiere ha quindi il via libera.

La richiesta di Comazzi all'imam

Gianluca Comazzi, consigliere comunale e capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, ha così commentato la decisione del Tar di respingere il ricorso: “Il Tar della Lombardia ha ribadito un principio giuridico che appartiene anche al mero buonsenso: il centro islamico di via Meda, così come qualsiasi altra comunità religiosa, non ha alcun diritto di veto sulla costruzione di edifici, seppur confinanti con luoghi di culto. Il progetto della palazzina di sei piani - prosegue - è conforme al Pgt, e sullo stesso c'è accordo tra il Comune e gli altri privati confinanti. Anziché contestare iniziative legittime - conclude - ci piacerebbe che l'imam e tutta la comunità di fedeli prendessero una posizione netta contro tutte quelle moschee che, a differenza della loro, occupano spazi abusivi, con tutte le criticità che ne conseguono dal punto di vista igienico, sanitario e della sicurezza".

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