Il retroscena

Tre telefonini che vanno in tilt in contemporanea: così, nel bel mezzo dell’inchiesta Santa Giulia, Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche ambientali, capì di essere intercettato. Da quel momento in avanti, nonostante i tentativi della Telecom di convincerlo che si era trattato di un banale guasto, il principale indagato divenne ancora meno loquace. E negli investigatori si rafforzò il dubbio che una parte non indifferente delle frasi che «scappavano» all’inquisito fossero pronunciate a bella posta per finire nei brogliacci delle intercettazioni.
Tutto accade un pomeriggio quando Grossi, mentre è a colloquio con alcuni collaboratori, si rende conto che i suoi cellulari non hanno più «campo». Black out totale. La cosa fa un certo effetto a Grossi, soprattutto perché tutti gli altri telefonini in tasca ai suoi interlocutori continuano a funzionare regolarmente. L’indagato protesta con la Tim, afferma esplicitamente di ritenersi spiato. Dalla compagnia telefonica, visibilmente imbarazzati, cercano di rifilargli una spiegazione qualunque: «È stato un guasto alla rete», gli dicono. «E perché solo i miei telefoni si sono bloccati?» obietta giustamente lui. «Perché - gli rispondono - essendo molto moderni e sofisticati si sono rivelati più sensibili degli altri alla instabilità del collegamento».
Grossi, che non è scemo, non si convince affatto. E da quel momento in avanti le sue chiacchierate telefoniche diventano ancora più scarne ed insignificanti: al punto che gli investigatori si convincono che l’imprenditore abbia attivato altre schede telefoniche per sfuggire alle indagini.
Ieri, intanto, dell’affare Grossi-Santa Giulia si è dovuto occupare il consiglio regionale, in seguito ad una interpellanza presentata dal suo vicepresidente Marco Cipriano, esponente di Sinistra Democratica. Il sottosegretario del presidente Formigoni per l’attuazione del programma, Marcello Raimondi, rispondendo all’interrogazione ha fatto presente che la Regione avrebbe un ruolo marginale in entrambe le mega-bonifiche finite sotto la lente dei magistrati. Per quanto riguarda la ripulitura dell’area di Rogoredo dove sta sorgendo Santa Giulia, ha spiegato, i controlli spettano al Comune di Milano mentre il progetto per la ex raffineria Sisas di Pioltello è stato ratificato dal ministero dell’Ambiente.
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