«La ricerca e le competenze» Così la Bocconi sfida il futuro

Mario Monti e il commissario Ue Moeda alla cerimonia E 29 milioni di euro per le tasse di chi non può pagarle

Competenze e imprenditorialità «come punto di ripartenza per il Paese e per l'Europa», sono i punti cardinali che guidano la relazione del rettore Gianmario Verona che ha inaugurato ieri l'anno accademico numero 116 di fronte al presidente dell'ateneo Mario Monti, al commissario europeo per la Ricerca, la scienza e l'innovazione Carlos Moedas e al presidente dell'European research council (Erc) Jean-Pierre Bourguignon. Perché, ha ammonito Verona nell'incipit, «per la prima volta nella storia recente, la crescita economica globale, seppur moderata, si inserisce in uno scenario che getta ombre sulle prospettive per il futuro». Occasione per additare i rischi della «democrazia dei social» e dei dibattiti che «sembrano lasciare spazio solo alla ricerca del consenso elettorale fine a se stesso», trovando proprio nel tramonto delle ideologie l'humus su cui prosperare. Un perfetto contrasto tra l'ombra e le luci di una speranza nel futuro che si può ravvisare nelle giovani menti e soprattutto nella loro educazione. Di qui l'elenco dei numeri in costante aumento che certificano l'eccellenza di una Bocconi che continua a scalare le classifiche internazionali con le oltre 20mila application alle cinque scuole dello scorso anno, il 39 per cento di studenti stranieri nei trienni in inglese, i professori della permanent faculty passati da 339 a 370 (di cui 70 stranieri), i 27,5 milioni di euro dedicati nel 2018 alla ricerca. Ma anche una rete di 275 università partner in tutto il mondo e i 29 milioni di euro stanziati per assicurare l'accesso agli studenti meritevoli, indipendentemente dalle loro condizioni economiche. Una struttura in grado di dotare i ragazzi di competenze e imprenditorialità in un mondo sempre più complesso visto che, ha sottolineato Verona, per il futuro alcune previsioni «arrivano addirittura a stimare che più dell'80 per cento dei lavori che si faranno nel 2030 verranno inventati nei prossimi anni».

«A noi - le parole del presidente Monti - piace andare a cercare l'Europa che funziona». E per questo «bisogna andare a capire perché c'è un'Europa che funziona e una che funziona meno». Da promuovere, secondo l'ex premier ed ex commissario europeo, è di certo «l'Europa della ricerca e dell'innovazione». Prima della Brexit, gli ha fatto eco il commissario Moedas, «andavo dicendo che il progetto europeo era irreversibile, poi dopo il referendum inglese mi sono reso conto che non è così, che non bisogna darlo per scontato e bisogna combattere per difenderlo». Perché viviamo in «un'epoca straordinaria» in cui tuttavia bisogna far fronte a diverse crisi come la Brexit, l'emergenza profughi e la stessa crisi finanziaria. «In questo quadro l'innovazione, la scienza e la tecnologia rappresentano una speranza e uno strumento per governare questo cambiamento». Per questo «il sistema educativo - l'impegno di Verona - deve anticipare le nuove tendenze e formare i profili necessari a colmare tra domanda futura di lavoro e offerta».

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