Ricorsi, Maroni sfida i centri islamici «Regione pronta a inasprire la legge»

Braccio di ferro fra imam e Pirellone. E Sala ora deve scegliere

Alberto Giannoni

I centri islamici vogliono impugnare la legge regionale anti-moschee ritenendola incostituzionale. E la Regione come risponde? Si dice pronta a inasprirla ulteriormente.

Non c'è alcuna distensione in vista, dunque, nel braccio di ferro sui luoghi di culto. Tutta la vicenda finirà (se mai finirà) a colpi di carta bollata davanti ai giudici: il tribunale amministrativo regionale e i giudici della Consulta.

Sono state le associazioni aderenti al Caim (il coordinamento dei centri islamici di Milano e Brianza) a riaprire le ostilità, dopo un'apparente tregua che era stata siglata con la revoca del contestato bando comunale dell'era Pisapia. Il bando avrebbe dovuto assegnare tre aree per realizzare due moschee e un tempio evangelico, ma si era arenato fra ricorsi e incertezze politiche. Dopo la revoca del piano, da qualche mese a questa parte, sembrava che la vicenda dovesse seguire un itinerario istituzionale, seppur lento. E lo spiraglio (per chi spera nella realizzazione di nuovi di culto) si era concretizzato nel nuovo Piano delle attrezzature che il Comune (a luglio) si è deciso a scrivere, ottemperando alle regole previste dalla legge regionale, approvata all'inizio del 2015.

La nuova rottura si è profilata invece due giorni fa. Questa settimana infatti si è aperta con il Caim che ha aperto due fronti di sfida: nel corso di una conferenza stampa ha annunciato di aver impugnato al Tar la revoca del bando di Pisapia, per tutelare le ragioni di un'associazione aderente al coordinamento (i bengalesi di via Cavalcanti). Non solo: i dirigenti delle «moschee» milanesi hanno annunciato di voler sollecitare, proprio davanti ai giudici amministrativi, la riapertura dell'esame di costituzionalità della legge regionale. Con la Regione è guerra aperta e senza quartiere quindi. E il Pirellone non si nasconde: «Tanti auguri» replica ironicamente il presidente Roberto Maroni: «La nostra legge ha costretto il Comune di Milano a fare marcia indietro sul suo bando per le nuove moschee - ha sottolineato ieri il governatore a margine dell'evento Italia digitale - Vediamo come andrà a finire. Se serve, noi siamo pronti ad inasprire la nostra norma, visto che funziona bene». Maroni ha rispedito al mittente l'accusa di incostituzionalità avanzata dal Caim. «Magari la nostra legge è contro i loro interessi - ha detto - ma di certo è nell'interesse dei cittadini lombardi, quindi va bene così».

Sul piano politico, poi, la sfida più insidiosa che i musulmani pongono è al sindaco di Milano, Beppe Sala. I dirigenti del Caim, con il loro legale, hanno infatti pubblicamente chiesto al Comune di schierarsi dalla loro parte in questa, associandosi in sede di processo penale alla richiesta di aprire un processo costituzionale davanti alla Consulta. E ora Sala dovrà decidere.

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