Il ristoratore in sciopero della fame: "Incassi al 20%, ma spese invariate"

Polli è rimasto in piazza dopo il flash mob: "Qui fino al decreto"

Il ristoratore in sciopero della fame: "Incassi al 20%, ma  spese invariate"

«Non mi muovo da qui almeno fino al decreto. E non mangio da tre giorni». Paolo Polli, ristoratore con quattro locali tra Milano e la Valtellina e 38 dipendenti, è uno degli organizzatori del flash mob all'Arco della Pace che mercoledì è finito con una pioggia di multe da 400 euro comminate dalla Digos per violazione del divieto di assembramento. Polli non torna su quelle sanzioni che hanno infierito sulla disperazione. Come molti colleghi e lavoratori presenterà ricorso. La sua protesta ormai va oltre.

Lei è rimasto all'Arco della Pace dal giorno delle sedie vuote portate in piazza, perché?

«Perché il bagno di sangue per la nostra categoria non smuove nessuno. Resto qui a oltranza, almeno fino al prossimo decreto che dovrebbe contenere le misure per il settore».

In quale direzione?

«È molto semplice. Chi di noi riaprirà, avrà il 20-30 per cento degli incassi rispetto a prima. Di conseguenza le spese non possono rimanere al 100 per cento».

Nel concreto?

«Via le tasse sul suolo pubblico e quelle sui rifiuti. Via le accise sul consumo di luce e gas. Poi ci sono gli affitti dei locali ai privati: se ne occupi lo Stato, con una moratoria sulle imposte e con contributi economici. Questo per 8-9 mesi, per darci il tempo di rialzarci. Sempre se potremo ripartire in sicurezza rispetto al rischio contagi».

Poi c'è il distanziamento.

«Chiediamo che nei ristoranti, nei bar, nei pub la distanza obbligatoria non valga per le persone della stessa famiglia. Sennò perché dovrebbero mangiare fuori?...».

Come sta trascorrendo queste giornate?

«Sto qui seduto sulla mia sedia. Non mangio, bevo a basta. Cittadini e colleghi mi portano acqua e anche qualche birra. Un signore della zona mi ha portato un ombrellone, perché mi sono scottato sotto il sole. Dormo a terra su un materassino e con il sacco a pelo».

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