Sì al piano dei nuovi ospedali: timbro del governo sulla Fiera

Mentre il Pd passa all'attacco pure su ragioni contabili la Regione Lombardia incassa soltanto promozioni

Il governo mette il «timbro» sull'ospedale della Fiera di Milano. Dopo tante polemiche politiche inutili, è stato approvato infatti - come previsto - il piano regionale di riordino della rete ospedaliera che si basa proprio sul centro d'emergenza realizzato in tempi record a Milano, e su quello «gemello» della Fiera di Bergamo, costruito - anch'esso in una manciata di giorni - dagli Alpini e dagli artigiani locali, con il contributo dei tifosi organizzati dell'Atalanta.

L'ok formale è atteso a ore, ma viene dato per scontato. E la notizia del sostanziale sì arriva nel giorno in cui il Pd lombardo tiene una conferenza stampa convocata per contestare nuovamente la realizzazione del centro d'emergenza milanese, stavolta dal punto di vista finanziario-contabile (non potendo più farlo nel merito). Dopo aver invocato espressamente l'ospedale in Fiera, il Pd lombardo era passato infatti a contestarne la realizzazione in quanto tale. Adesso invece accusa la giunta regionale di «fare cassa sulle donazioni dei cittadini per l'emergenza». Dei 52 milioni donati direttamente alla Regione, infatti, 25 milioni avevano come destinazione prescelta l'ospedale d'emergenza, ma la fondazione Fiera ha provveduto autonomamente con raccolta fondi propria a realizzare la struttura, quindi le donazioni destinate a tale struttura saranno utilizzate, previa autorizzazione dei donatori, per ulteriori iniziative legate all'emergenza. Il Pd ora contesta questo e il fatto che la Regione abbia comunque chiesto al Governo un rimborso di 7 milioni per l'acquisto dei macchinari anche per l'ospedale in Fiera.

Purtroppo per il Pd, ieri è stato anche il giorno della doppia promozione della Regione Lombardia, da parte della Corte dei conti e da parte di Moody's, la più importante agenzia di rating che ha confermato l'affidabilità e la solidità finanziaria di Palazzo Lombardia.

Nel frattempo è stata confermata, come detto, la notizia che il governo approva il piano di riordino della rete ospedaliera lombarda. Un piano era stato chiesto anche alla Lombardia, come alle altre Regioni, come condizione per le riaperture post-lockdown, anche in vista di una possibile seconda ondata del virus. Seguendo le indicazioni che il governo ha dato prima col decreto «Rilancio» e con le linee guida ministeriali, dunque, la Lombardia ha messo a punto questo programma d'emergenza, con una dotazione di 1.446 posti letto di terapia intensiva e una riqualificazione di altri 704 letti di terapia semi intensiva, almeno la metà dei quali (352) in grado di poter essere tempestivamente riconvertiti in letti di terapia intensiva (in tutto quindi 1.798).

Nelle 26 pagine del piano viene dettagliatamente stabilito questo potenziamento, con tanto di risorse necessarie. Il programma complessivo di riorganizzazione ospedaliera richiede un investimento da 225 milioni, mentre per le terapie intensive si parla di 96 milioni. In caso di una «recrudescenza dell'epidemia», in particolare, si prevede l'impiego dei tre nuovi hub realizzati nelle Fiere di Milano e Bergamo e al San Raffaele. In vista di eventuali, possibili nuove ondate, si conta infatti su questi centri «per «interferire il meno possibile con le attività della rete ospedaliera regionale». E la Regione li considera «una importante opportunità» per «ogni eventuale esigenza emergenziale» non solo per la Lombardia, ma «per l'intera Nazione».

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