Salgono ancora i contagi Gallera: "Entro 7 giorni contiamo che rallentino"

L'assessore sicuro: le misure funzioneranno. Creati nuovi posti nelle terapie intensive

Nella quarta domenica di emergenza Coronavirus Milano e la Lombardia sembrano un altro mondo. Era il 20 febbraio, ha ricordato ieri l'assessore al Welfare Giulio Gallera, quando la regione contò il primo contagiato, nell'area di Codogno, e 24 giorni dopo «le città sono molto vuote». Il weekend prima i parchi erano pieni, da quando è scattato il coprifuoco «chi esce, pochi, lo fanno tenendosi a distanza e spesso con la mascherina, la gente ha raggiunto un livello di consapevolezza molto forte, abbiamo deciso di intraprendere questa grande battaglia che vinceremo». Detto questo, «contiamo di vedere i primi risultati delle nuove restrizioni fra una settimana», perchè solo allora saranno passati i 14 giorni di incubazione dalla famosa domenica dei parchi e commerciali pieni. E ieri ancora si sono registrati 1.587 nuovi positivi al tampone (199 in più del giorno prima) che hanno portato i contagiati a quota 13.272. In provincia di Milano sono saliti a 1.750 (199 in più) di cui 771 a Milano città(+79) ma Gallera sottolinea che in proporzione alla popolazione «è un numero abbastanza basso». I ricoverati sono 4.898, ossia 602 in più in 24 ore, alto il numero dei decessi, 1.218 con una crescita di 252 (erano 966). Superato e di molto il migliaio, anche se l'assessore spinge a valutare che «non dobbiamo leggere i dati in maniera così negativa, andranno valutati nell'arco della settimana e contiamo entro una settimana che il trend dei contagi inizi a rallentare in maniera significativa, perchè la crescita è costante ma non esponenziale come sarebbe accaduto secondo gli esperti senza misure di contenimento così stringenti».

Sono passati da 724 a 1.200 i posti in terapia intensiva, «abbiamo recuperato un buon margine grazie anche alla sinergia tra strutture pubbliche e ospedali privati accreditati, chi mette in discussione questo modello lombardo viene smentito» Sessanta pazienti anche con altre patologie sono stati trasferiti all'interno della regione, molti ieri all'Auxiologico, Humanitas o al San Raffaele, andando ad alleggerire gli ospedali a rischio implosione come Bergamo o Crema. E 40 (10 Covid) sono andati in altre regioni, come Friuli Venezia Giulia o Sicilia.

Ringrazia la Fondazione Rava che ha offerto medici e donato un'intera attrezzatura di terapia intensiva al Policlinico («oggi il bisogno non è ad Haiti ma in Lombardia»). Al piano per allestire i 500 posti in Fiera si aggiunge la creazione di altri 192 letti di terapia intensiva in spazi vuoti degli ospedali milanesi, Niguarda, Policlinico, San Carlo, San Matteo e San Gerardo di Monza: «Novanta siamo in grado di realizzarli in 7 giorni, altri 77 in undici e gli altri 26 in quindici». Serve strumentazione ad hoc «che oggi non abbiamo e non siamo in grado di recuperare se non attraverso la collaborazione con la protezione civile». La polemica sulle 250mila mascherine non idonee è ancora calda ma Gallera (che le aveva definite «carta igienica») getta acqua sul fuoco, facendo però alcune sottolineature. «Quasi ogni giorno sento medici e infermieri con 24 o 12 ore di autonomia - spiega -. Abbiamo bisogno di 300mila mascherine al giorno, sono 24 giorni che cerchiamo di trovarle. Il ministro Boccia ha detto che ci sono state consegnate 500mila mascherine in 24 giorni, a noi però ne servono 300mila al giorno. La Protezione parla di una fornitura di 500mila come di una consegna importante, allora forse non c'è la percezione dello sforzo che stiamo facendo qui». Intanto «la Regione attraverso propri canali oggi ne ha recuperate 700mila, ci basteranno per due giorni e mezzo o tre».

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