«San Carlo's got talent», uno show per imparare

È un talent show dove non vince uno solo ma tutti. Perché «la cosa importante è fare qualcosa in cui si crede davvero, che crea legami forti, aiuta a vincere insicurezze e timidezze». Così don Aldo Geranzani, rettore del collegio San Carlo - storica realtà educativa di Milano dall'infanzia ai licei - spiega il senso di «San Carlo's got talent», andato in scena lunedì sera e giunto alla terza edizione.

Intrattenimento in tutte le forme: la danza (comprese nuove discipline come il parkour), la musica (dal rock ai cori tradizionali), la recitazione (anche in inglese), il canto e persino sketch comici e numeri di magia. Il tutto mescolato dalla fantasia di Giulia Ricci e Edoardo Cova Minotti, i due maturandi del collegio che, assieme agli altri ragazzi, hanno concepito i contenuti dello show (e che, dal prossimo anno, si trasferiranno rispettivamente negli Usa e a Roma, per frequentare due blasonati atenei, la Brown e la Luiss).

«Ogni studente si propone con quello che sa fare, poi lavorano per mesi per organizzare la scaletta dello spettacolo e provare tutti i giorni - spiega Cristina Dell'Acqua, docente di latino e greco, fra i responsabili del talent show - Ciascuno fa quello che vuole, purché non chiedano sconti sullo studio: le prove devono avvenire nel primo pomeriggio proprio perché questa attività non deve incidere sulla formazione ma al contrario insegnare a rispettare un calendario e tener fede agli impegni».

Per gli studenti è un collante, perché, insieme, si dividono i compiti, dalla vendita del primo biglietto alla chiusura del sipario. Alla fine, sottolinea Don Aldo, «non conta il risultato». Eppure tra di loro c'è qualcuno che la voce o il phisique du rôle per farsi notare nel mondo dello spettacolo ce l'ha davvero. Non a caso alcuni ex studenti poi la carriera l'hanno fatta, «come Giovanni Dolci - ricorda il rettore - che oggi fa il produttore, o Alessandra Pavan, che quest'anno si laurea a Los Angeles in questo settore».

E qualche volta, assicurano alcune delle mamme presenti allo show, «iniziative del genere servono a scoprire nei ragazzi capacità che noi non avevamo visto né noi né loro». Quello che è certo è che «gli studenti ci mettono il cuore, conservano di questi spettacoli un bel ricordo». E fa bene anche agli altri, perché il ricavato dei biglietti va al Fondo Passaretti, istituito in ricordo della mamma di una studentessa e destinato ad aiutare ragazzi in difficoltà.

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