Scuole, rientro senza tamponi. Sospeso anche il doposcuola

Impossibile per il sistema processare altri 700mila test. La Regione prova a modificare le regole di quarantena

Scuole, rientro senza tamponi. Sospeso anche il doposcuola

Tutti a scuola il 7 o il 10 gennaio, a seconda di quello che è il calendario stabilito dagli istituti scolastici in base all'autonomia. In sostanza non cambia nulla rispetto a quanto predisposto prima di Natale: gli studenti lombardi di ogni ordine e grado torneranno sui banchi come previsto. Nessuna proroga delle vacanze natalizie, come chiesto dalle regioni, e niente Dad. Gli studenti, anche quelli delle superiori possono quindi stare tranquilli.

Rigettata come non accoglibile dal Governo la richiesta formulata dalla Regione Lombardia, a fronte dell'impennata di contagi che si sono decuplicati, di avviare la scuola in Dad il 10 gennaio. Così lo screening su studenti e operatori scolastici è impossibile da mettere in pratica nella nostra Regione a fronte di due elementi: l'andamento della diffusione dei contagi che si è visto «camminare» sulle gambe dei ragazzi delle superiori, e non più dei bambini e adolescenti, e l'enorme mole di tamponi processata quotidianamente che non potrebbe in alcun modo reggere l'impatto di quasi un milione di test di studenti e insegnanti lombardi.

Per quanto riguarda l'andamento dei contagi nel territorio dell'Ats Milano, che comprende le province di Milano e Lodi, si può osservare come fino a Natale la fascia di età più colpita fosse quella dei più piccoli (6-14 anni) per poi passare il testimone agli adolescenti durante le vacanze. Nella settimana tra il 6 e il 12 dicembre il tasso settimanale di incidenza su 100mila abitanti è di 394 tra i 5 e i 9 anni, 312 tra i 10 e i 14 e di 161 tra i 15 e i 19 anni. La settimana seguente è di 668 tra i 5 e i 9 anni, 610 tra i 10 e i 14 anni e di 612 tra i 15 e i 19 anni. Ma la settimana dal 20 al 26 dicembre, le proporzioni si invertono: l'incidenza settimanale dei contagi nella fascia tra i 14 e i 19 anni balza a 1.800 su 100mila abitanti, mentre per le fasce 5-9 anni e 10-14 si allinea a 1.250. Il tasso di incidenza settimanale in Lombardia al 31 dicembre era di 1.442 casi.

Se nelle due settimane centrali le elementari avevano un'incidenza che era il triplo delle superiori, nella settimana di chiusura la proporzione si è invertita, segno che la fascia di età che ha diffuso maggiormente il contagio è quella tra i 15 e i 19 anni. La pandemia poi si è allargata esponenzialmente tra gli adulti, risparmiando i più anziani che hanno tre dosi di vaccino e una vita sociale limitata.

Rimane immutato il protocollo per la gestione dei casi Covid nelle scuole: nel caso di un positivo in classe, vengono sottoposti a screening il giorno 0 e al giorno 5 tutti i compagni di classe, chi risulta negativo può andare a scuola. Così fino a 2 positivi, poi scatta la quarantena. Quello che sta cercando di fare ora la Lombardia è adottare il modello dell'Emilia Romagna secondo cui si testano tutti i compagni di classe del positivo al giorno 4, dopo i primi 3 giorni di dad: questo consentirebbe di alleggerire la pressione sui punti tampone quasi al collasso.

Ed è su questo quadro che si inserisce la decisione della Regione di non prevedere nessuno screening di inizio scuola per gli studenti lombardi, 560mila quelli delle elementari, e circa 700mila solo sul territorio di Milano e Lodi comprendendo gli operatori scolastici. Per una questione di numeri: sono circa 15mila al giorno per Ats Milano le persone «da guarire» ovvero che devono fare il tampone di guarigione, cui si aggiungono 20mila tamponi al giorno di sintomatici. Un esercito di circa 35mila persone, cui si aggiunge una quota simile di chi fa il tampone a pagamento per altri motivi. Insostenibile aggiungere una mole di 700mila tamponi scolastici.

Nel frattempo il Comune ha annunciato la sospensione dal 10 gennaio del servizio post scuola dalle 16.30 alle 18.30 per nidi e scuole dell'infanzia «per il significativo aumento del numero dei contagi, con la conseguente temporanea contrazione del numero di educatori ed educatrici che possano garantire il servizio».

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