Sesto resta Stalingrado ma gli scandali del Pd portano al ballottaggio

Sesto resta Stalingrado ma gli scandali del Pd portano al ballottaggio

(...) l’anno della valanga azzurra che mandò al secondo turno il futuro sindaco Filippo Penati (nella foto). Dal dopoguerra in poi il Pci, Pds, Ds, Pd ha spadroneggiato in lungo e in largo a Sesto, trovando ostacoli solo a sinistra: in alcune sezioni era Rifondazione comunista ad avere la maggioranza assoluta.
Un’altra era politica, a sinistra come a destra. Questo è l’anno dell’inchiesta che ha travolto i sestesi Filippo Penati e Pasqualino Di Leva, l’assessore arrestato per sospette tangenti. È stato toccato il sindaco uscente, Giorgio Oldrini, anche lui indagato, spavaldamente in cravatta rossa al comitato elettorale allestito ieri nella sede del Pd.
Ma Pdl e Lega, invece di approfittare dell’incertezza della sinistra, si sono separati e sfaldati. E fino all’ultimo la candidata del Pdl, Franca Landucci, professoressa della Cattolica che guida l’opposizione in consiglio comunale, ha rischiato di non arrivare al secondo turno. Insidiata dall’avvocato Gianpaolo Caponi, scelto dal Terzo Polo dopo essere stato “scartato” dal Pdl.
Otto candidati, quindici liste. Divisione, scomposizione, in una parola confusione. E gli elettori hanno punito i partiti con un astensionismo cresciuto dell’8%. La Lega è in caduta libera, rischia di restare fuori dal consiglio comunale. E il voto di protesta ha regalato a Grillo consensi da capogiro.
La distanza percentuale tra la pd Monica Chittò, voluta dal sindaco Oldrini, e la sfidante pdl Landucci è un colpo che manda al tappeto. Ma non è ancora ko. Tra due settimane gli elettori torneranno al voto e il ballottaggio, come insegna la storia elettorale, può riservare imprevedibili sorprese. «Al ballottaggio possiamo recuperare se prendiamo i voti dei moderati che, evidentemente, sono andati ad altri, come Caponi» ammette la coordinatrice del Pdl di Sesto Silvia Sardone.
La candidata Landucci ha atteso con composta trepidazione il responso degli elettori di centro. È battagliera: «Monica Chittò è stata per otto anni accanto a Oldrini e poi al fianco di De Leva. Ma adesso, come accadeva con i gerarchi comunisti della Piazza Rossa, hanno ritoccato le foto e la presentano come il nuovo che avanza». Il suo più grande timore è che la campagna elettorale abbia lasciato strascichi: «Il Pdl ha molte anime che faticano a mettersi d’accordo. E il fronte moderato non è riuscito a vincere la barriera delle liste civiche e dei personalismi».
La città che fu la Stalingrado d’Italia oggi è la capitale in miniatura di un sistema di potere che si sgretola ma non va in pezzi. Gli avversari la definiscono «egemonìa gramsciana». Landucci parla di «occupazione dei gangli vitali della società, in modo che gli altri non possano essere visti e conosciuti». Paradossalmente è proprio il quartiere epicentro del «sistema Sesto» a premiare il Pd con risultati che evocano i vecchi tempi, quando Sesto era una roccaforte imprendibile. Chi conosce la città delle industrie Falck sostiene che agli elettori le inchieste non interessino. Conta l’economia e per questo il partito degli affari e dell’okkupazione non crolla, forse anche perché si ramifica verso destra.
Ma il voto d’opinione è in libera uscita. «La gente è stufa. Agli anziani mandano una lettera solo quando c’è da votare o da rifare la tessera. Quelli di oggi cercano solo un posto. Così molti non sono andati a votare» racconta Mario Grechi, ex operaio della Pirelli, 76 anni, cinquantuno con la tessera comunista in tasca. Un’istituzione a Sesto. Capisce che si mette male subito, quando gli altri sperano ancora di farcela al primo turno. Lui non ha dubbi: nonostante la tenuta, il voto del cuore si è fermato.

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