La sinistra e la guerra civile contro Letizia

(...) la prima donna presidente della Rai, passi perfino per aver conquistato Expo, allora aborrito da quella stessa sinistra. Insomma va bene tutto, ma citare nella motivazione anche la sua attività di sindaco (primo sindaco donna di Milano, il bike sharing, il car sharing, l'Ecopass poi diventato Area C eccetera, tutte idee riciclate dalla giunta Pisapia) quello assolutamente no, per quella certa astiosa sinistra proprio non se ne deve parlare. Creando così un certo imbarazzo nel povero Beppe Sala che proprio con Letizia è stato direttore generale del Comune e poi commissario di Expo. «Grazie ma non intendo creare divisioni» aveva già fatto sapere la signora Moratti la prima volta che il centrodestra chiese, in barba ai previsti sbraiti di quella certa sinistra, che le venisse conferita l'onorificenza milanese per aver conquistato l'Expo. Adesso quella certa sinistra biliosa rivolta un po' la frittata: «E va bene, stavolta passi per l'Expo, tanto ormai è fatto, ma l'Ambrogino per Moratti sindaco no, assolutamente no». Dimostrando così di avere seri problemi a percepire un'ovvietà: il legame di causa-effetto fra le due situazioni, Letizia ha conquistato (e prima proposto) Expo proprio e solo in quanto sindaco. Se non fosse stata sindaco non avrebbe potuto. Come si può non vedere questa banale consequenzialità? Si può solo se si è in malafede e inebetiti dalla contrapposizione politico-ideologica. Ma questa è anche l'unica spiegazione dell'annuncio di Sala, evidentemente inspirato e pressato da quella stessa certa sinistra: «Basta corone il 2 novembre al Campo 10, ai caduti della Repubblica sociale, del cimitero Musocco». Come dire: i morti non sono tutti uguali, quelli che hanno perso la vita per una causa sbagliata non hanno diritto alla memoria e alla pietà. Odio e disprezzo perpetuo. Ebbene, questi due fatti, questi due comportamenti ispirati dalla stessa predisposizione naturale alla fissazione del pregiudizio e all'odio politico di quella certa sinistra, sono manifestazioni di un inquietante e persistente fenomeno: una certa predisposizione tutta italiana - e forse milanese in particolare ad una continua contrapposizione faziosa, ad una ostilità perpetua, insomma ad una sorta di perpetua e ora disarmata guerra civile politico-ideologica, che non ammette tregue e armistizi, che non consente di fare prigionieri, meno che mai di prendere onestamente in considerazione gli argomenti e le posizioni dell'altro, dell'avversario considerato, anzi, il nemico. È qualcosa di terribile che ci trasciniamo dal Rinascimento e prima ancora, da quando per almeno tre secoli gli staterelli italiani, e le fazioni al loro interno, si combattevano - servendosi, peraltro, di truppe mercenarie. La sinistra che si definisce e si considera «progressista» si comporta esattamente come le signorie italiane di più di mezzo millennio fa. Milano è stata la culla di tante novità politiche, sociali e culturali: sarebbe bello se riuscisse a generare anche la novità di una sinistra che finalmente non faccia della politica una sorta di guerra civile.

Carlo Maria Lomartire

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