Spaccio, arresti e alias. Il folle con il coltello clandestino da 4 anni

Arrivato su un barcone era già stato arrestato. Blitz nella sua casa: c'erano altri 6 irregolari

Spaccio, arresti e alias. Il folle con il coltello clandestino da 4 anni

Forse è gambiano forse senegalese, potrebbe avere 20 anni oppure 25. Di sicuro ha precedenti penali per spaccio. Dopo che gli uomini delle Volanti hanno fermato, sparandogli a una gamba, l'immigrato africano che sabato mattina in viale Monza minacciava i passanti con due coltelli, gli investigatori della Squadra mobile sono partiti alla ricerca delle sue tracce in Italia. L'identità più probabile è Danso Bakary, 24 anni, del Gambia. Almeno, questo è quello che ha dichiarato. In passato sarebbe stato arrestato diverse volte.

Le impronte digitali hanno guidato gli inquirenti lungo il suo curriculum di piccolo pusher e grosso consumatore di droga. A poliziotti e carabinieri che lo hanno fermato e controllato negli ultimi anni ha dato ben otto alias. Non ha mai mostrato un documento. Sempre in viale Monza era stato arrestato per spaccio di cocaina un anno fa e aveva trascorso alcuni mesi in carcere. Arrivato a Lampedusa nel 2013 su un barcone, era finito in manette a Roma nel 2014, poi denunciato a Milano il 6 aprile scorso per ricettazione. Aveva la tessera sanitaria di una persona cui era stato rubato il portafogli. La polizia sabato ha anche trovato e perquisito la casa in cui alloggiava, è in via Arquà, non lontano dal luogo della sparatoria. Lo scopo del blitz era anche quello di escludere definitivamente ogni collegamento dell'uomo con organizzazioni terroristiche islamiche. L'appartamento era un covo di spacciatori, usato come base per lo smercio di stupefacenti nel quartiere. Dentro c'erano dieci persone, tutte di origine africana, quattro in regola con i documenti e sei clandestini. Tre di questi sono stati arrestati per reati legati alla droga. Avevano addosso diverse dosi di cocaina e marijuana, uno era destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare per violazione degli arresti domiciliari.

Bakary rimane al Niguarda per la ferita, non grave, alla gamba. È accusato di resistenza, minacce, possesso illecito di armi, oltraggio a pubblico ufficiale e lesioni. Il questore Marcello Cardona già poche ore dopo i fatti aveva assicurato: «Ho dato disposizioni perché, se questo soggetto risulterà irregolare, venga espulso dal Paese». Ma non sarà semplice, vista proprio la mancanza di identificazione certa dell'uomo. Bakary, se questo è il suo nome, è già stato destinatario di decreti di allontanamento, sempre andati a vuoto. È puntualmente tornato in strada a spacciare ed è senza dubbio pericoloso. La sua vicenda è un rebus emblematico di molti casi di stranieri clandestini: da espellere perché senza documenti, ma difficile da espellere proprio perché senza documenti. In mancanza di una nazionalità accertata, infatti, non è possibile rimpatriare l'immigrato nel Paese d'origine.

«L'attentatore di Stoccolma è un profugo che doveva essere espulso. L'accoltellatore di Milano - attacca il leader leghista Matteo Salvini - è sbarcato a Lampedusa ed è stato già arrestato cinque volte. Che dicono Boldrini, Renzi, Alfano, Roberto Saviano, Saverio Tommasi, Selvaggia Lucarelli e buonisti vari? Blindare i confini e bloccare gli sbarchi, con ogni mezzo. Il resto è complicità». Ripete il consigliere comunale di Fi Silvia Sardone: «Solo la sinistra nega il collegamento tra clandestini e criminalità. Le migliaia di immigrati senza diritto di stare in Italia finiscono molto spesso per ingrossare le file della delinquenza. La strategia dell'accoglienza a tutti i costi, cara a sinistra, alimenta questo sistema». E Riccardo De Corato, capogruppo in Regione di Fdi-An: «A causa dell'accoglienza senza limiti che Milano ha favorito in questi anni tra viale Monza, via Padova, Loreto e stazione Centrale si è gradualmente formata una sorta di quadrilatero del crimine dove i delinquenti spadroneggiano».

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