Stadio, piscine e centri sportivi per le «bionde» pronto il divieto

Dopo le 550 aree gioco (dove da un anno è vietato fumare), il Comune pensa di estendere il divieto di fumo anche nei luoghi sportivi. Per cominciare in vista dell'estate ad esempio le piscine e i centri in concessione del Comune, poi il divieto potrebbe allargarsi anche a San Siro. Per ora è solo un'idea. Un'idea che parte dall'assessore allo Sport Chiara Bisconti ma che piace anche ad altri assessori. E anche a Silvio Garattini, direttore dell'istituto di ricerche Mario Negri. «Mi pare che siano maturi i tempi per estendere il divieto anche ai territori aperti come i parchi, gli stadi e anche i ristoranti all'aperto», ha incitato ieri all'incontro della Lega italiana per la lotta contro i tumori in vista della Giornata mondiale senza tabacco (il 31 maggio) con la presentazione della campagna «Siate gentili con i fumatori». Nell'occasione è stata presentata anche un'indagine della Doxa sull'atteggiamento dei milanesi nei confronti del fumo. Dai quali ad esempio risulta che il 75 per cento è favorevole al divieto di fumo nei parchi e il 67 per cento dice sì anche a bandire le bionde dagli stadi. A essere favorevoli non sono soltanto i salutisti, ma anche il 66% dei fumatori (per i parchi) e il 59% di chi fuma vorrebbe un Meazza senza sigarette. «Il divieto nelle aree gioco - ha spiegato l'assessore alla Salute Pierfrancesco Majorino presente ieri - vuole promuovere regole a tutela della salute per portare un messaggio di prevenzione e costringere alla riflessione sui danni per sé e per gli altri».
A Milano c'è infatti ancora un 21 per cento che fuma abitualmente (31% ex fumatori e 48% mai fumato). Le donne fumano meno degli uomini (18% contro il 25%) e meno rispetto a tre anni fa (erano fumatrici il 21%). Fumano circa 10 sigarette al giorno contro le 11.10 degli uomini. Meno incoraggiante il dato su giovani: tra 15 e i 24 anni uno su tre fuma. E sono sempre gli amici ad incoraggiare a provare la prima bionda. Lo ammette il 48 per cento, mentre quasi uno su quattro sostiene di avere cominciato a fumare «per sentirsi più grande». Per fortuna ai milanesi non mancano le buone intenzioni: uno su tre sta pensando «seriamente di smettere di fumare» ma tra il dire e il fare si perde la maggioranza: solo uno su dieci dice che lo farà. «Bisogna mantenere alta l'attenzione», esorta Garattini che oltre ai divieti auspica un sostanzioso quanto scoraggiante aumento delle sigarette. Venti centesimi in più a pacchetto portano a un introito di un miliardo allo Stato che per la ricerca potrebbe tradursi in 6mila posti di lavoro in più e 12mila borse di studio. Per questo la Lilt milanese e Garattini scriveranno ancora al presidente del Consiglio per chiedere l'aumento delle sigarette, di 1 o 2 euro così da cavalcare la crisi ma, una volta tanto, per una buona causa.

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