"È la stampa, bellezza...". I giornalai restano in trincea

Le edicole "resistono" contro l'emergenza sanitaria. E in molti offrono un servizio extra: riviste a domicilio

La voce del professor Michele Tornincasa, 33 anni, arriva in collegamento Skype dalla città di Amman, in Giordania. Qui insegna da settembre. Tutto tranquillo fino a poco tempo fa. Poi l'incubo Covid-19. Il docente italiano testimonia la sua storia al sito angeloma.it e a noi del Giornale: «La situazione in Giordania fortunatamente è molto meno allarmante che in Lombardia. Ma si è deciso comunque per la linea dura. Un coprifuoco quasi h.24. Tutti i negozi chiusi. Vietato uscire di casa. I trasgressori? Immediatamente arrestati. In tv, per ciò che riguarda il Coronavirus, passano principalmente le immagini dell'Italia contagiata e soprattutto delle zone rosse lombarde. La sequenza dei camion militari che a Bergamo trasportavano le bare dei morti ha fatto molta impressione. La carta stampata? Sospesa. Niente giornali, perché anche le edicole hanno abbassato le serrande».

A Milano e provincia, per fortuna, gli edicolanti hanno ancora la possibilità di rimanere aperti e sono in tanti a garantire il «diritto essenziale» all'informazione «di carta».

Una categoria benemerita, questa degli edicolanti, che però nell'ultima settimana ha dovuto fare i conti con l'indifferenza delle istituzioni che, se da una parte ha chiesto loro di rimanere aperti, dall'altra non ha fatto nulla per venirgli incontro sul fronte della sicurezza e degli aiuti fiscali.

«Mascherina e guanti in lattice me li sono procurati autonomamente - spiega Livio, uno dei decani della categoria - Per quanto riguarda il sostegno economico da Roma, finora, solo promesse vaghe e incomprensibili procedure burocratiche. Il sindacato ci ha dato libera scelta sugli orari di apertura: io continuo a tenere duro, ma negli ultimi giorni almeno il 20 per cento dei colleghi ha deciso di chiudere o di tenere aperto solo la mattina per garantire i quotidiani alla clientela più affezionata».

Un'ulteriore decimazione in un comparto che negli ultimi 5 anni ha visto più che dimezzata la presenza delle edicole (in Lombardia il calo è stato «solo» del 30 per cento). È la crisi dell'editoria. Poi si è aggiunto il Covid.

Se da una parte ci sono i giornalai «combattenti», quelli cioè che si sono addirittura attrezzati per consegnare i giornali a domicilio ai tanti prigionieri in casa, dall'altra ci sono quelli che hanno dovuto, loro malgrado, arrendersi alla tragicità della situazione: «Negli ultimi giorni di attività, ormai vendevo solo una ventina di giornali - spiega Giorgio, con l'edicola in zona San Siro - Rischiare il contagio per un incasso di pochi euro era assurdo. E così prima ho tenuto aperto mezza giornata, poi ho chiuso del tutto. Ma riaprirò appena possibile». Tra i «resistenti» c'è invece Fabio, 35 anni che la sua edicola in via Casoretta l'ha ereditata dal padre, «storico» e stimato edicolante della zona: «Chiudere equivarrebbe all'ammissione di una sconfitta. Noi invece, insieme, questa battaglia dobbiamo vincerla. E l'informazione gioca in questo un ruolo fondamentale. E, senza il nostro anello, la catena rischierebbe di interrompersi. Non possiamo permetterlo».

Tra quelli che non demordono - e che anzi se ne inventano una più del diavolo per esorcizzare la maledizione del Coronavirus - spicca Andrea che a Milano sfreccia a bordo della prima «ape-edicola» d'Italia: bancarella motorizzata per consegnare i giornali in ogni parte della città: «Gli affari vanno bene e poi la soddisfazione di fare qualcosa di utile per i lettori milanesi non ha prezzo». Sulla stessa linea Lorenzo che, armato di mascherina, sfreccia in scooter orgoglioso del suo «press service»: il suo bacino di utenza è concentrato nella bergamasca, dove l'infezione ha fatto strage. Di persone, ma pure di edicole: «Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto», dice Lorenzo.

Ma non tutti la pensano così. Davanti al chiosco dei giornali nella fermata del metrò verde di Cimiano il cartello parla chiaro: «Causa Coronavirus abbiamo deciso di tenere chiuso. Non è un gioco, state a casa. Limitiamo il contagio».

«Scoraggiato» è Mario, edicolante di Corso Buenos Aires: «Questa è storicamente la strada dei giornalai, nei tempi d'oro c'erano dieci edicole e la gente veniva a mezzanotte per prendere i quotidiani freschi di stampa. Resistiamo, ma che fatica. Questo virus ci ha dato il colpo di grazia».

Se il trend dell'epidemia continuerà a calare come, per fortuna, sta accadendo da vari giorni, anche questa edicola, come tante altre, riapriranno.

Un segnale di fiducia nel futuro. Magari per tornare a dire: «È la stampa bellezza...».

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