Strade tappezzate di pubblicità funebri. L'Istituto dei Tumori ora chiede un freno

Il presidente Marco Luigi Votta: "È già un luogo di sofferenza". Fi: "Il Comune metta mano al regolamento"

Strade tappezzate di pubblicità funebri. L'Istituto dei Tumori ora chiede un freno

«Non metto in dubbio che sia tutto corretto da un punto di vista burocratico, ma ci vorrebbe un po' di sensibilità...». Marco Luigi Votta, da tre anni presidente dell'Istituto nazionale dei Tumori di via Venezian, in zona Città Studi, ha raccolto nelle ultime settimane le segnalazioni preoccupate del personale. Davanti all'ingresso e intorno all'istituto gli orologi pubblici e i pali sono occupati da pubblicità delle pompe funebri. «Questo è già un luogo di dolore e sofferenza - sottolinea il presidente -, non è il caso di ricordarlo, tappezzando i viali con pubblicità a volte anche di dubbio gusto». Si riferisce alle offerte da «outlet del funerale», con i prezzi delle offerte «validi solo per la città di Milano».

Sembra che la presenza di spot con i numeri telefonici delle agenzie funebri da contattare in caso di bisogno di recente sia aumentata, il personale ha raccolto proteste da parte dei familiari di pazienti ricoverati o in cura presso lo storico istituto dei tumori.

Della vicenda si è interessato anche Gianluca Comazzi, capogruppo in Regione e consigliere comunale di Forza Italia. «La vista di quei cartelli di fronte a un luogo di cure come l'Istituto dei Tumori di Milano sta turbando decine di persone, che ogni giorno se li trovano davanti agli occhi mentre vanno a trovare i loro affetti più cari - afferma -. Stiamo parlando di situazioni di vita estremamente delicate, di persone che si trovano a lottare con enorme dignità e di familiari emotivamente coinvolti, che devono trovare ogni giorno le risorse per garantire loro affetto e sostegno».

Non si tratta di spot offensivi o di altre tipologie di pubblicità che possono spingere a chiedere una rimozione. Da regolamento i privati ovviamente possono chiedere i permessi ed esporre la pubblicità anche vicino agli ospedali. Ma Comazzi chiederà al Comune di Milano «di interessarsi al caso, per valutare insieme le soluzioni più adeguate affinché siano rispettate le regole sulla pubblicità e, al contempo, siano inserite delle clausole specifiche per alcuni luoghi sensibili della nostra città». Nessuno, precisa l'esponente del centrodestra, « intende censurare alcun tipo di impresa o di messaggio, si tratta di sedersi al tavolo e trovare un compromesso per salvaguardare la serenità dei cittadini e di istituti come quello dei Tumori». Le ipotesi? Potrebbe essere inserito un codicillo che limiti alcune tipologie di pubblicità vicino a luoghi di cura, e la giunta intanto potrebbe avviare un tavolo per sensibilizzare le agenzie che operano nel settore ad evitare o limitare la presenza di spot. Le famiglie dei pazienti, ribadisce Comazzi, «sono rimaste colpite», hanno parlato di marketing cinico, «ci sono anche tanti bambini ricoverati». Anche gli orologi pubblici alle fermate del tram più vicine all'Istituto riportano i numeri di agenzie funebri, ci sono pubblicità lungo via Venezian o via Ponzio. «Bisogna dare messaggi di speranza e non di morte - conclude Comazzi -. Ripeto, nessuna censura ma bisogna aprire un tema di opportunità e trovare il modo di intervenire».

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