Stravinskij psichedelico Arrivano le «She She Pop»

La compagnia tedesca porta in scena «Sacrificio di primavera» tra video, lenzuola e performance

Mimmo di Marzio

Lo spettacolo più atteso a Milano, che arriva al Franco Parenti, è ispirato al Sacrificio di Primavera di Igor Stravinskij. Ciò che, però, interessa, al collettivo, non è tanto la dimensione rituale del sacrificio, quanto quella sociale.

Lo spazio scenico che She She Pop utilizza è formato da quattro grandi lenzuoli/schermi, appesi al soffitto, sui quali avvengono le proiezioni video di quattro donne che sono le madri vere dei quattro performer in scena. Lo spazio di proscenio, in verità, risulta estremamente ridotto, ma in esso si consuma, nell'arco di un'ora e mezza, una compatta mescolanza di azione e enunciazione, con i sopratitoli che scorrono velocemente su un'alta stringa, mentre lo sguardo dello spettatore va all'inseguimento di un piano drammaturgico costantemente frammentato. Se dell'opera di Stravinskij sopravvive la musica e la simmetrica divisione nei sei quadri più sei, rigorosamente scandita, in scena, mostrando altrettanti cartelli esplicativi, la messinscena del collettivo She She Pop vorrebbe far slittare del tutto il perno tematico del sacrificio verso una riflessione sul genere femminile, in rapporto agli schemi sociali patriarcali e maschilisti, declinato attraverso l'analisi del rapporto madre-figlio. La compagnia dichiara che «il palco è uno spazio in cui vengono prese decisioni, testate varie strategie, sempre alla ricerca di un codice linguistico caratterizzato dalla continua entrata-uscita dalla dimensione autobiografica».

Attraverso dialoghi, condensati in frasi brevi, si nota la radicale cancellazione di ogni sforzo di interpretazione delle battute, per dare maggiore visibilità ai corpi dei performer e al loro rapporto con gli spettatori. L' idea scenica e la sua vitalità, sono dovute al montaggio del materiale digitale: le madri compaiono sotto forma di immagini virtuali, molto ingrandite, tanto che sembrano incombere, dalla proiezione, sui lenzuoli, dando un senso di oppressione, se non di angoscia. Prevale, su tutto, un'inquietante architettura visiva, oltre che un complesso disegno di video-teatro e di rapporto corpo/immagine.

Lo spazio viene, inoltre, arricchito da quattro proiettori che rimandano le immagini live dei performer, agenti dietro ai veli, che, in più di una sequenza ,trasformano l'intera azione in molteplici suggestioni visive, dando poco spazio ai contenuti. Ciò che interessa, al gruppo, è portare in superficie il concetto di sacrificio, non più rituale, bensì sociale ,con prevalenza del femminile, benché non manchi lo scontro generazionale, in una sorta di sacrificio collettivo, dovuto anche alle somiglianze tra le madri e i performer. Lo spettacolo è stato applaudito nei teatri di tutto il mondo, per la sua intransigenza scenica, per un velato umorismo, ma anche per essersi imposto come un vero e proprio manifesto sul ruolo della donna e del suo rapporto tra vita privata e vita pubblica.