"Torno a Palazzo Marino per fare le pulci a Sala. E a fianco di Letizia"

L'assessore regionale da oggi in consiglio: "Moratti? Sfida dura e vincerà come l'Expo"

L'assessore regionale da oggi in consiglio: "Moratti? Sfida dura e vincerà come l'Expo" mi amareggia, non si può avere un'interlocuzione diretta con assessori, sindaco, bisogna sperare che ti stiano ad ascoltare dall'altra parte del pc. Va bene le norme anti Covid ma non capisco perchè al Pirellone siano riusciti ad organizzare le sedute in presenza e in Comune no».

Ricorda la prima seduta da consigliere comunale?

«Era l'agosto 1985, giunta Tognoli. Io venivo da Palazzo Isimbardi, consigliere provinciale, ma capii subito che c'era un clima diverso. É una trincea, un posto dove tocchi i problemi della città, ti trovi di fronte ai drammi, ai dolori, e anche alle cose belle dei milanesi. Poi vennero gli anni difficili di Tangentopoli, fine anni '90, un capitolo che per fortuna si è chiuso».

Il consigliere De Corato si è sentito più utile del senatore De Corato, ruolo che ha ricoperto a lungo?

«La gente si rivolge a te come un interlocutore importante, capisce quanto sei in grado o meno di affrontare i suoi problemi immediati, non c'è dubbio che il consiglio è il luogo dove la politica diventa realtà. Giri la città e le periferie toccando con mano le criticità».

Da vicesindaco non si è risparmiato, se c'era un'emergenza di notte arrivava come un fulmine in centrale operativa. Quali sono stati momenti più duri?

«Non si può tagliare soltanto i nastri, bisogna essere presenti nei momenti più difficili. Uno fu la nevicata del 2006, mezzo metro di neve in poche ore, strade e uscite del tram bloccate. Poi l'esondazione del Seveso e del Lambro, una notte arrivai a Ponte Lambro con una camionetta dei vigili a vedere la situazione drammatica. E in viale Fulvio Testi salvammo una persona che era caduta in un fosso e stava affogando».

Dopo 5 anni come suo vice, ritrova l'ex sindaco Moratti in Regione, assessore al Welfare e vicepresidente. Lei che l'ha conosciuta bene, è la persona giusta ad affrontare l'emergenza Covid?

«Abbiamo fatto un momento di amarcord. Letizia è sempre stata una donna a cui piacciono le sfide difficili, più sono dure e più ci si butta. Quando candidò Milano ad ospitare Expo 2015 non ci credeva quasi nessuno, tanti scettici le davano zero possibilità. Lei vide che la sfida era difficilissima, si incamminò, in due anni girò il mondo da sola e sua grazie alla sua testardaggine e al suo carattere portammo a casa il risultato. Questa emergenza è totalmente diversa e ancora più ostica, ma è una donna dei tempi difficili, la affronterà con il solito spirito. É farà bene».

C'era bisogno di un rimpasto?

«Fdi è rimasta defilata perchè riguardava soprattutto la Lega e il partito che aveva la delega della Sanità, Fi. Eravamo in una situazione difficile e dovevamo dare un segnale di svolta su alcune questioni come le vaccinazioni».

Fdi torna in Comune a pochi mesi dal voto, con quali obiettivi?

«Ora io e Andrea Mascaretti possiamo costituire il gruppo, presumo entrerà anche Enrico Marcora ma è una decisione che prenderanno i vertici milanesi e nazionali a breve. In campagna faremo le pulci a Sala su sicurezza, periferie in condizioni disastrose, mobilità e ambiente. E la svolta green non si è vista, ha creato piste ciclabili disastrose e periferie e ho dovuto segnalare al Ministero dei Trasporti il pericolo creato da 6mila monopattini in sharing. Sala va a tentoni, segue l'onda dei salotti radical chic e della sinistra, a volte le indicazioni non coincidono e allora rimanda. Anche sullo stadio di San Siro è in stallo».

Quando arriverà il candidato del centrodestra?

«La scelta spetta ai tre leader nazionali. Mi sento di dire: attenzione, Milano è importante, è il motore economico del Paese e con la pandemia potremmo affrontare una campagna breve senza che il candidato possa girare casa popolare per casa popolare. Sala è in campagna da 5 anni. Bisogna puntare su una persona che conosca bene Milano ma che sia anche molto conosciuta dai milanesi, servirebbe un nome già popolare».

Si è fatto avanti Roberto Rasia, che non è popolare.

«Mi rimetto alle decisioni dei leader, spero che abbia questi requisiti, se Salvini ritiene che sia la persona adatta e sia conosciuto a Milano va bene, non pongo problemi. Salvini in prima persona e Lega dovranno impegnarsi a farlo conoscere. Penso che lui, Meloni e Berlusconi pondereranno bene questo aspetto».

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