Viaggio dentro i segreti del Maestro che parlava ai classici

Così il libro di Arruga racconta la magia del teatro attraverso il cuore del grande regista

La competenza, in teatro, è frutto di studi, di ricerche, ma, soprattutto, di partecipazione diretta a ciò che accade in palcoscenico. Non tutti possono usufruire di questa particolare fortuna, trattandosi di un impegno diverso, oltre che specifico. C'è chi si accontenta di essere presente a una «generale», chi a una anteprima per saperne di più, c'è chi utilizza le interviste per cercare un appiglio a ciò che vedrà, ma il vivere completamente uno spettacolo è una cosa diversa. Nella collana dell'Editore Skira, pensata per il teatro, che fu inaugurata con due volumi dedicati al Parenti e alla creatività di Andrée Ruth Shammah, è stato appena pubblicato il libro di Lorenzo Arruga: Strehler fra Goldoni e Mozart che mantiene la struttura grafica dei precedenti, ovvero pubblicazione di Locandine, foto degli spettacoli, qualche articolo dal vivo, rapporti epistolari, accompagnanti dall'analisi degli spettacoli.

Lorenzo Arruga, non è soltanto uno studioso, ma anche un musicologo e critico che, spesso, si è sporcato le mani, frequentando alcuni direttori d'orchestra e pochi registi di fama. Di Strehler mostra di saper tutto, non solo per aver partecipato più volte alle prove dei suoi spettacoli, ma perché ne ha seguito tutta la carriera. Nel volume, ha fatto delle scelte ben precise: tre spettacoli goldoniani: Arlecchino servitore di due padroni, Le baruffe chiozzotte, Il campiello e quattro spettacoli mozartiani: Il ratto del serraglio, Le nozze di Figaro, Don Giovanni, Così fan tutte. Chi scrive ha avuto la fortuna di averli visti tutti e, qualcuno, più volte, quindi non ha fatto fatica a trovarsi in sintonia con i brevi saggi di Arruga, attenti a indagare il linguaggio scenico, permettendo, così, al lettore di conoscere cosa sia la vita della scena, ben diversa da quella dei testi e delle partiture musicali, perché generata dalla potente fantasia, sia del regista che del direttore d'orchestra. Arruga ci fa conoscere il mistero della creatività, quella vera, non quella raffazzonata di tanti mestieranti di oggi, una creatività fatta di contrasti, risse, bronci e di riappacificazioni, ma anche di ricerca della perfezione che non si raggiunge con mezzi tecnici che permettono di cercare «il fuori» del teatro, bensì con la consapevolezza che esso vada cercato dentro di noi, nella nostra mente, nella capacità di pensare quel che si rappresenta, oltre che nella ricerca dell'utopia, dove prevale la legge del cuore, fatta di colori, di luce, di passioni che, in teatro, come nella vita, non sono mai definitive, dove anima e corpo vivono tumultuosamente, dove le verità che si cercano hanno una morale che è assente nelle verità della vita dove manca, spesso, il senso della responsabilità. Per Lorenzo Arruga, se Strehler, in Goldoni, andava in cerca del ritmo e del suono delle parole, una specie di «sottotesto musicale», in Mozart esplorava gli abissi che si aprono dentro la sua musica che solo lui era capace di trovare, tanto che Arruga si chiede come «abbia potuto farsi padrone della dinamica, delle possibilità anche tecniche e meccaniche» del linguaggio mozartiano. Forse la risposta la si può trovare in un aneddoto che vede coinvolto il Maestro Riccardo Muti al quale, finite le prove della «generale», Strehler disse: «e così anche noi potremo dire di non essere riusciti a fare come vorremmo il Don Giovanni». Dopo quelle parole, Muti lo seguì con lo sguardo un po' contrariato, quando, all'improvviso, mentre si allontanava, lo sentì ancora apostrofare: «Ma nessuno ci riuscirà mai». Il demoniaco che aveva sedotto Don Giovanni, aveva anche colpito l'accoppiata Strehler-Muti.

Il volume si conclude con l'addio alle scene e alla vita di Strehler e, quindi, con l'analisi di Così fan tutte, nella quale, il doloroso gioco della vita sembrava allontanare il doloroso gioco della morte del Don Giovanni. Leggerlo vuol dire partecipare emotivamente alla mostra su Strehler, approntata al Palazzo Reale di Milano, grazie alla mente illuminata di Massimo Vitta Zelman.

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