Il primo caso grave di influenza suina a Milano spaventa le persone, ma non i medici. Perché gli ospedali sono in grado di affrontare la situazione. Il ventiquattrenne ricoverato in coma farmacologico al San Gerardo dei Tintori di Monza se si fosse sentito male non a Parma, ma nella nostra città, non sarebbe stato trasferito da un ospedale allaltro.
Sono infatti ben quattro i nosocomi milanesi dove possono essere ricoverati i pazienti contagiati dalla nuova influenza. A cominciare dal Sacco che ospita anche uno dei tre laboratori di riferimento regionale per lanalisi del virus A/H1N1. Degli altri due, uno si trova ancora a Milano, allUniversità degli Studi, e laltro al Policlinico San Matteo di Pavia. Gli altri tre ospedali della nostra città pronti ad affrontare i casi più critici sono il Niguarda, il San Raffaele e il San Paolo. Perché come spiega il primario infettivologo del nosocomio di via di Rudinì, la professoressa Antonella D'Arminio Monforte, «hanno tutti una caratteristica importante in comune: quella davere il reparto di malattie infettive e di rianimazione dove assistere pazienti affetti da insufficienza respiratoria». Sinora fortunatamente nessuno dei pazienti ricoverati è in terapia intensiva con un quadro clinico preoccupante.
Proprio come è accaduto oltre un mese fa al Sacco. Nella mattina del 22 luglio un muratore quarantunenne extracomunitario che lavora a Londra si presenta in pronto soccorso. Ha la febbre, si sente debole, gli fanno male le ossa e i medici non impiegano molto a capire che a farlo star male è il virus A1H1N1. Fanno gli accertamenti dovuti mentre occupa lultimo letto disponibile in isolamento del pronto soccorso. Poi il paziente lascia libero il posto e viene ricoverato nella Seconda Divisione Malattie Infettive, diretta dal dottor Giuliano Rizzardini, che con i suoi 22 letti di degenza è un centro deccellenza per la Medicina dei viaggi, delle Migrazioni e della Medicina Tropicale. Il muratore residente in Inghilterra va così ad allungare la lista delle persone colpite da influenza suina a Milano. Le sue condizioni non erano preoccupanti, proprio come del resto era capitato sino a ieri in Lombardia negli altri pochi casi dove si è reso necessario il ricovero. Nel caso del quarantunenne extracomunitario, i medici avevano deciso di trattenere il paziente per evitare la diffusione incontrollabile del virus. Luomo non avendo unabitazione in città non poteva essere messo in isolamento domiciliare come è avvenuto, invece, per la maggior parte degli altri casi verificatisi a Milano. La situazione però ora è diversa. Cè stata una vera escalation dellondata influenzale. Basti pensare che a Milano nellultimo mese sono stati, infatti, ben cinquantasei i contagiati.
«Il virus non ci fa paura» In città quattro ospedali combattono linfluenza
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