Vita da clandestini: «Pochi controlli, restare qui è facile»

Viaggio tra gli stranieri che a Milano vivono di espedienti «Un po' di attenzione e la fai franca anche per dieci anni»

Vita da clandestini: «Pochi controlli, restare qui è facile»

Non è poi così difficile essere clandestini a Milano. Scaduto il permesso di soggiorno non ti manda via nessuno. Perché incappare nei controlli è raro, quasi impossibile. E se finisci in tribunale ti fissano l'udienza e allora, gioco forza, ritorni in clandestinità.

«Se sei attento e non ti fai fregare puoi rimanere a Milano anche 10 anni» spiega Aziz, un tunisino sulla trentina che bighellona tra i bar di via Padova. E parlarci non è poi difficile, basta fargli capire che non sei un poliziotto. «Me ne sono andato via dalla Tunisia cinque anni fa e a Milano ho trovato lavoro come muratore, pagavano bene e ho trovato casa insieme ad altri miei connazionali. Poi l'azienda per cui lavoravo è entrata in crisi, ho perso il lavoro insieme al permesso di soggiorno. E da allora mi arrangio con qualche lavoretto». Capire quale è però impossibile, alla domanda ride.

Ride anche Mohammed, un egiziano che vive insieme ad altri connazionali in un appartamento dalle parti di via Padova. «Mi sono sposato con una polacca e sono diventato cittadino comunitario quindi il mio problema è solo tirare a campare. Ma è dura perché il lavoro non c'è e come tutti mi devo arrangiare». Come? Solita risposta con risatina di ordinanza.

Se ci si sposta di qualche chilometro ci si imbatte nell'immigrazione cinese. In via Ponte Seveso 33, in un bilocale di una cinquantina di metri sono in quattro. Cucinano dal mattino alla sera per una pizzeria non poco distante, dicono i vicini. Il proprietario dell'immobile è lo stesso del locale. Le condizioni igienico-sanitarie sono allarmanti. Ma con questi cuochi improvvisati parlare diventa impossibile, non capiscono l'italiano né lo parlano. In compenso ridono pure loro.

Breve passeggiata verso piazza IV Novembre, davanti alla Stazione Centrale, è si incontra un gruppo eterogeneo di stranieri. Le nazionalità si confondono tra arabi, albanesi, romeni e africani. Bivaccano tra un bar e l'altro e si muovono in gruppetti. Sembrano inoffensivi. «Io non mi faccio notare e se vedo la polizia mi sposto senza dare nell'occhio», dice Florian, un albanese sulla ventina. Scarpe da tennis di marca, tuta, iphone di ultima generazione. Che fai per vivere? «Mi arrangio ma non mi faccio mancare nulla, i soldi li mando in Albania alla mia famiglia». Ovviamente risatina finale. Dove vivi? «A Greco la notte stiamo lì, siamo in tanti e ci sono anche italiani, poi al mattino usciamo e ricomincia la giornata. Oppure anche in zona Maciachini ci sono stabili vuoti dove non è difficile trascorrere la notte. Nessun controllo, siamo tranquilli».

L'area nel quartiere di Greco, spiega Samuele Piscina della Lega Nord in consiglio di zona 2, è l'ex sede de Il Giorno in via Tarvisio. Una palazzina di otto piani, dismessa da molti anni. Al di fuori tutto pare in regola con le catene agli ingressi e i cancelli in ordine. Ma una porta di sicurezza è divelta. Una zona tranquilla dove la sera passano solo le auto dei residenti. L'ideale per la notte. Molto meno per la sicurezza dei milanesi, tra una risatina e l'arte di arrangiarsi dei clandestini.

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