Milano

Da Volpedo a Milano per i 150 anni del maestro del Quarto Stato

Da Volpedo a Milano per i 150 anni del maestro del Quarto Stato

Pellizza ritorna a casa. Torna nel suo quarto, quinto, sesto stato: il suo Studio. Alla sua Casa Studio, a Volpedo, in quel piccolo borgo antico dell'Alessandrino, così vicino a Milano a cui è legato a doppio filo, geografico e affettivo. Torna dove tutto è iniziato dopo 150 anni di storia di un paese che ha fatto tanta strada con e per lui. E si capisce in ogni angolo e nelle parole dei suoi abitanti, guidati da un gruppo - l'Associazione Pellizza con il Comune e la Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, sindaco in testa - Giancarlo Caldone - molto concentrati perché Pellizza sia onorato come si deve.

Pellizza torna a 150 anni dalla sua nascita dopo aver conquistato l'Italia, lui pittore alessandrino, formatosi a Milano, Roma, Firenze, Bergamo e Genova, amato soprattutto dai milanesi e venerato con semplicità da quella Volpedo «tipica» anche per le sue pesche e per il Timorasso dei Colli Tortonesi. Torna alla natura, perché la natura con Pellizza da Volpedo è centrale nella vita (il pittore era figlio di viticoltori) e nella pittura di un artista, famoso per il celebre Quarto Stato - esposto al Museo del Novecento - opera magistrale a cui lavorò per dieci anni - capace, sia pure morendo prematuramente, di lasciare un vivaio artistico ricco che beneficia di onori come e quanto il Quarto Stato.

Con Pellizza a Volpedo torna a splendere anche il lavoro di un piccolo comune di 1500 anime, che punta a superare in un solo mese di iniziative le 15mila visite del 2007, centenario della morte. È l'esposizione intitolata «Capolavori che ritornano Omaggio a Pellizza a 150 anni dalla nascita», allestita nella Casa Studio del pittore, in via Rosano, che è di fatto un piccolo delizioso museo in continua evoluzione da quando l'Associazione Pellizza ha iniziato una gestione organizzata e intelligente, con l'organizzazione della Biennale che lo arricchisce edizione dopo edizione, valorizzando un dono della famiglia Pellizza e contribuendo in tanti modi (e con altri luoghi: le vie e le piazze dedicate alle opere realizzate en plein air, il museo multimediale, le visite guidate e i trekking artistici, le rappresentazioni teatrali) per rendere sempre più grande la memoria di questo artista che ci porta un pubblico appassionato e preparato, come spiega Pierluigi Pernigotti direttore tecnico amministrativo dei Musei di Pellizza.

Così, 150 anni dopo, Pellizza mette d'accordo tutti. Con la sua arte. Popolare ma fine, realistico e romantico nello stesso tempo, il pittore è capace di farsi amare e venerare ancora oggi, a 150 anni dalla sua nascita, per quella sua luminosa umanità che accorcia le distanze fra intenditori e semplici appassionati di pittura. E i suoi lo hanno capito. Quella luce che lo ossessionava quasi negli studi del colore e della sua arte, è una luce attuale che ha dato energia a un paese intero, come spiega Aurora Scotti, presidente dell'Associazione Pellizza: «Una luce che mi ha permesso di mettere d'accordo tutti e convincere cinque musei, impresa non semplice, per allestire questa nuova mostra».

La rassegna è piccola e molto intensa, e propone alcune opere che solo lì e in quel modo, possono essere apprezzate al massimo grazie alla cura di particolari non secondari. Così, dipinti e oggetti, cavalletti e colori, cornici, che appartengono allo Studio di Pellizza, tornano a vivere in modo autentico, riportandoci alle origini del pittore.

Con cinque opere in prestito da altrettanti musei italiani. Come ad esempio il Ritratto di Giani Giuseppe mediatore (1891), prestato dal Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano (collezione Guido Rossi) che ritrova la sua cornice originaria, disegnata e lavorata dallo stesso pittore prima di essere stato inviato alla Triennale di Milano nel 1891. Come l'Autoritratto (1998-99) che arriva dalla Galleria degli Uffizi di Firenze e ritrova in studio un carboncino e matita, come la magnifica opera Emigranti (1905-7) dal Castello di Rivoli (Fondazione Francesco Cerruti).

Se Milano prepara la festa dal 12 ottobre in poi, tra le Gallerie Maspes e le Gallerie Enrico, che avranno in mostra 15 delle opere più celebri, la prima vendemmia di questa celebrazione la propone senza timidezza Volpedo per un anniversario intenso anche fuoriporta.

«Pellizza ha da sempre a Milano una seconda patria - dice Pierluigi Pernigotti perché il Quarto Stato è considerato un'opera simbolo di Milano e c'è un legame profondo fra Volpedo e il capoluogo lombardo. Anche per la storia che ci lega alla città attraverso il suo Ducato. La storia del Tortonese è una storia milanese. Per noi dell'Associazione una cinquantina di volontari (ndr) - un saluto al Quarto Stato allestito al Museo del Novecento è come andare a messa la domenica, ma l'affetto è ricambiato. Ed è un feeling speciale anche con l'Accademia di Brera, ad esempio, che custodisce Fiumana l'opera che ha preceduto il Quarto Stato. Nei sogni del nostro paese, non a caso, c'è un altro ritorno a casa proprio di quel quadro: sarebbe bello accadesse nel 2020, cento anni dopo la partenza del Quarto Stato per il capoluogo milanese, quando fu venduto con sottoscrizione pubblica al Comune di Milano».

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