«Wunderkammer», i fiori delle meraviglie

Fiori veri. Fiori antichi. Fiori disegnati. È stata una mostra delicata e intensa quella allestita in via Bigli 7 in «casa» dell'antiquario Piva. L'hanno chiamata «Wunderkammer», letteralmente «camera delle meraviglie», il fenomeno che tra il Cinquecento e il Settecento dà l'avvio al concetto di museo, con le opere mostrate in un disordine-ordinato agli occhi del pubblico. E voleva essere proprio una «Wunderkammer» la mostra in cui si sono mescolati gli oggetti d'antiquariato di Domenico e Tomaso Piva, le opere dell'architetto paesaggista - qui in veste di fotografo - Marco Bay e le spettacolari composizioni floreali di Margherita Angelucci di «Foglie, Fiori e Fantasia», di via Brisa. A legarli un solo filo conduttore: i fiori. Quelli veri appunto, composti dalla Angelucci in sculture topiarie di obelischi, sfere e conchiglie, oppure nello scengrafico erbario sospeso, con almeno 15 diverse varietà di foglie, oppure ancora in bouquet di Gipsophila e Saponaria ispirati alla leggerezza nei preziosi contenitori in vetro e ceramica dei Piva. Le sue composizioni erano mescolate ai fiori fotografati e poi disegnati da Marco Bay che si è occupato anche dell'originale allestimento. Il fotografo guarda a colori, stampa in bianco e nero e infine in studio, con i pastelli a olio, sporca le fotografie, restituendo l'immagine a colori. Per l'occasione il negozio d'antiquariato ha mostrato alcuni suoi capolavori, trasformandosi in un gabinetto naturalistico con le cere botaniche, le stampe di Deyrolle e le ceramiche decorate. C'erano i modelli di cere dell'800 che venivano usati a scopo didattico, riprodotti alla perfezione e perfettamente conservati. Fiori antichi e preziosi che rimandano a un tempo lontano. E che testimoniano la grande passione di un antiquario milanese, Domenico Piva e di suo figlio Tomaso al quale ha trasmesso l'amore per questo mestiere.

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