«Miracoli del mercato Produciamo ricchezza regalando i prodotti»

Scusi Marco Lucchini, ci dev’essere un errore. Che c’entrate voi del Banco alimentare con le imprese premiate dalla Camera di commercio? Pensavamo a qualche capitano d’industria che ha inondato il mercato di prodotti facendo profitto...
«Guardi, il premio della Camera di commercio ha sorpreso anche me. Però anche noi abbiamo inondato un settore di prodotti. Solo che lo abbiamo fatto senza profitto, almeno non per noi».
E per chi avete fatto profitti?
«Per la società. Per le imprese, per le famiglie. Anche se ce ne siamo accorti dopo anni».
Si spieghi meglio
«Il Bando alimentare nasce da un’esperienza americana. Fondato da John Van Henge, un ex playboy caduto in disgrazia e sfamato dai francescani, si ispirò a una donna che raccoglieva avanzi, scarti, per mantenere la sua famiglia. Lui trasformò la pratica in un’opera di beneficenza. Nel 1988 è stata introdotta in Italia».
Lei non ha un passato da playboy?
«No, e neanche un futuro. Le esperienze dei banchi alimentari negli anni si sono moltiplicate. Noi ci siamo ispirati a quello di Barcellona».
Cosa fate concretamente?
«Noi siamo in contatto con 400 aziende in Italia. Raccogliamo prodotti della filiera agroalimentare, dalle aziende agricole a quelle della ristorazione. Raccogliamo prodotti buoni ma che non trovano più una loro domanda. Che sono fuori dal mercato. Eccedenze. Che ritrovano nuova vita».
In che modo?
«Noi siamo strutturati logisticamente, siamo organizzati. Abbiamo macchinari, magazzini, e 1.300 persone che lavorano per noi, il 90% delle quali volontari. Con quei prodotti riforniamo una miriade di associazioni, comunità, famiglie. Ottomila in Italia, circa mille in Lombardia. Alcune centinaia a Milano».
A quanto ammonta quel che raccogliete?
«L’anno scorso 70mila tonnellate di alimenti, per un valore di circa 200 milioni di euro. Vanno per il 70% alle famiglie, per il 20% alle comunità, per un 10% alle mense».
Una grande opera di beneficenza...
«Non solo. Pensi che questa attività per le imprese è un servizio. Le sgrava dei costi enormi di smaltimento di questo materiale. È un beneficio importante per il sistema produttivo. Non solo. La nostra raccolta serve a ridurre una produzione notevole di rifiuti. È stato calcolato che utilizzando questo materiale abbiamo evitato la produzione di 80mila tonnellate di anidride carbonica. Questo è un beneficio per l’ambiente».
Un’eterogenesi dei fini che trasforma l’altruismo in ricchezza. È ricchezza senza profitto?
«In un certo senso è come il Duomo. Costruito come opera di fede, è diventato una ricchezza pubblica come attrazione turistica. Anche per questo ho trovato ottima l’idea di Sangalli di una cordata per salvare la cattedrale. Ognuno ha donato qualcosa per realizzarla, ed è diventata il patrimonio più importante della città. Se serve il nostro contributo noi ci siamo. Non per soldi, ma fosse pure per portare un sacco di malta».

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