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Dai Baci Perugina all'abito di velluto color fondente. Così rivive un mito

Nicoletta dona il vestito al Museo del Cioccolato e restaura la fabbrica dolciaria fondata dalla bisnonna

 Dai Baci Perugina all'abito di velluto color fondente. Così rivive un mito
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«Il cioccolato è una promessa di dolcezza in un'epoca che spesso è amara» sostiene Iginio Massari, maestro dei maestri pasticceri italiani. «Per me è anche un bellissimo colore, al primo posto tra le tendenze cromatiche di questa stagione oltre a simboleggiare l'inizio dell'avventura imprenditoriale della mia famiglia» dice Nicoletta Spagnoli, ceo e direttore creativo dell'iconica azienda di moda fondata a Perugia dalla sua bisnonna, Luisa Spagnoli.

A questa donna incredibile che nei primi del '900 inventa i Baci Perugina e poi trasforma il piccolo negozio di dolciumi e bon bon dove lavorava con il marito Annibale nell'importante industria dolciaria la Perugina, appunto in società con la famiglia Buitoni. Non contenta dei successi ottenuti (oltre ai Baci lancia la famosa caramella Rossana e poi s'innamora ricambiata del suo giovane socio, Giovanni Buitoni) alla fine della Grande Guerra fonda la Luisa Spagnoli, una pietra miliare del made in Italy. Tutta questa storia dolce e amara proprio come la cioccolata (Luisa muore ad appena 58 anni lasciando la sua ultima creatura

imprenditoriale nelle capaci mani del figlio Mario) viene adesso condensata nello spettacolare abito da sera in velluto color fondente alle nocciole che Nicoletta Spagnoli ha donato al museo del cioccolato appena inaugurato a Perugia nell'ex mercato coperto della città. «Ci si arriva dopo un bellissimo percorso esperienziale» spiega Nicola Barbarani Spagnoli, figlio di Nicoletta e vicepresidente esecutivo dell'azienda.

Il percorso comincia con l'esposizione di 230mila incarti di tavolette di cioccolata provenienti da tutto il mondo, poi si scopre che la pianta del cacao nasce 7 milioni di anni fa tra Ecuador e Bolivia ma arriva in Europa solo nel 1519 sulle navi del conquistadores Hérnan Cortez. Mentre sui grandi schermi a led compare la storia affascinante di questa leccornia che piace a tutti ci s'imbatte nell'archivio di 4.500 cartigli dei Baci Perugina, nella spettacolare collezione di oggetti antichi legati al cioccolato raccolti in giro per il mondo, nei primi furgoni rossi della Perugina e nella cosiddetta Coppa più dolce d'Italia lanciata nel 1930 dalla famiglia Buitoni.

«In Italia abbiamo tre distretti produttivi importanti: Torino per il gianduia, Perugia e Modica per le altre specialità» spiega Eugenio Guarducci, fondatore di Eurochocolate (la manifestazione

specializzata che porta nel capoluogo umbro migliaia di visitatori e golosi) oltre che Deus ex Machina del nuovo museo e del cosiddetto LAB, un vero e proprio hub esperienziale affidato a Roberto Caraceni, uno dei più celebri chocolate taster italiani. Da lui apprendiamo che dal 1915 la bottiglia di Coca Cola ha la stessa forma di un frutto del cacao, che nel museo esiste una specie di fabbrica del cioccolato senza Willy Wonka ma con persone di 15 diverse nazionalità che dicono la loro sulla leccornia delle leccornie e che la famiglia Spagnoli non si è limitata a fare l'abito e a donare i propri reperti storici.

«Abbiamo anche restaurato la confetteria della bisnonna e soprattutto il laboratorio» raccontano insieme Nicoletta e Nicola spiegando poi di aver perfino donato i mobili utilizzati come scenografia per la fiction interpretata da Luisa Ranieri.

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