Tra le tante altre cose, è il re del mascara. E tra i prodotti cosmetici, il mascara è di certo il più complicato da realizzare. Non basta la formula, fondamentali sono anche il brush e lo strozzatore. Fatto sta che il 25% dei mascara che sono sul mercato è prodotto dalla sua azienda, vale a dire il 50% di quello dei terzisti. Ha chiuso il fatturato con 220 milioni di euro nel 2025 e l'obiettivo per il 2026 è di raggiungere i 250 milioni. Lo scorso 19 marzo, a Crema, i suoi mille dipendenti si sono fatti trovare nella sala mensa dell'azienda, la Ancorotti Cosmetics, con una torta decorata da settanta candeline. Dopo il primo attimo di sorpresa Renato Ancorotti (presidente e fondatore del gruppo che porta il suo nome, oltre che Senatore di Fratelli d'Italia) ha ribadito che senza passione e visione è inutile fare l'imprenditore. E in effetti, mentre racconta i risultati dell'anno dal suo elegantissimo stand al Cosmoprof (il mascara resta il loro core business ma ci sono lo skincare e i profumi) e svela l'intenzione di nuove possibili acquisizioni «in particolare in realtà che non siano in sovrapposizione con ciò che già facciamo. Ne abbiamo alcune nel mirino, sia strategiche
che di rafforzamento», parla con orgoglio del Made in Italy e delle tante cose che si potrebbero fare per rilanciarlo. «La cosmesi è una delle eccellenze italiane, la sua filiera vale circa 40 miliardi di euro, si compone di micro imprese e piccole medie imprese che rappresentano l'80% dell'occupazione del settore» spiega Ancorotti. La crisi conseguente al Covid è stata l'unica nella quale a vincere non è stato il rossetto (Lipstick Index), per via delle mascherine, e tutto è stato puntato sugli occhi. Inoltre, come dice lo stesso Ancorotti: «Anche se una donna non si trucca, il mascara se lo mette».
Secondo lui gli imprenditori dovrebbero fare sistema perché il nostro Paese è pieno di potenzialità e questo mercato anche, «sarebbe sufficiente unire i punti». Ad esempio si potrebbe rendere Reggio Calabria la patria ufficiale del bergamotto, la città degli oli essenziali, «pensate che lì ci sono ancora gli spugnatori, uno dei tanti mestieri scomparsi altrove. E si potrebbe fare di più per la cosmesi oncologica perché per una persona malata il fatto di vedersi meglio è un aiuto psicologico e non irrilevante. E perché non istruire le persone non vedenti per farle diventare nasi? Confartigianato è appena partita con un'iniziativa importante organizzando
dei corsi di ascolto per la violenza di genere per estetisti e acconciatori. Una donna che rimane in un centro estetico o in un salone tante ore è facile che si apra e si racconti e chi si prende cura di lei può essere in grado di accorgersi di qualcosa».
Racconta ancora Ancorotti: «Insomma, pensandoci e soprattutto agendo, sono moltissime le cose che si possono fare. Sarebbe un peccato non aiutare questo mercato che, malgrado la situazione globale è più che fiorente, a differenza di quello del fashion, e che dovrebbe godere della reputazione che merita».
Anche sul perché questo mercato non sia in flessione rispetto a quello della moda Ancorotti ha le idee chiare: «Nessuno, alla fine rinuncia ai prodotti cosmetici anche perché, a differenza ad esempio del fast fashion, si
trovano prodotti di alta qualità a prezzi democratici. Le differenze di prezzo dipendono da tante cose, il marchio, il packaging, ma se parliamo di prodotti italiani sappiamo che qualità e sicurezza sono sempre garantite».