Elisabetta d'Austria detta Sissi approda sulla passerella di Ermanno Scervino e nella sua imperiale bellezza ci fa capire che anche nel terzo millennio il vero lusso è cura, ricerca, grande attenzione. Lo show comincia con un impeccabile paltò asburgico con la doppia fila di bottoni dorati che luccicano con eleganza sul baby cashmere color panna. Segue un incredibile paltò in lana lavorata ai ferri e poi accoppiata al tulle ricamato che dall'interno mantiene la linea del capo senza renderlo più rigido e pesante di un caldissimo maglione. La pelliccia di capra in alcuni casi sembra breitschwantz, in altri viene stirata e tinta fino a riprodurre perfettamente la macchia del leopardo. «Usiamo solo pelli di animali che fanno parte da secoli della catena alimentare, altrimenti scegliamo le migliori fake fur sul mercato facendole però lavorare da veri pellicciai» spiegano insieme Ermanno e Toni Scervino rivelando di aver ricamato al laser le loro strepitose sottovesti di seta tagliata in sbieco e di aver lavorato un anno intero per ottenere la giusta scoloritura del denim ricoperto poi da preziosi ricami. Il tutto con quel rigore austro ungarico volutamente sparigliato da scelte sorprendenti come abbinare le evanescenti gonne di tulle a pallonci, con solidi mocassini gritterati.
Insomma una gran bella sfilata come per altro quella di Luisa Spagnoli, storico brand italiano che compirà un secolo di successi tra circa un anno. Stavolta Nicoletta Spagnoli, presidente e direttore creativo dell'azienda, prende in esame lo stile inconfondibile di New York tra la fine degli anni '80 e i primi anni '90 quando impazzavano le tute di Norma Kamali infilate nelle gonne a ruota oppure a matita in alternativa agli strepitosi pantaloni con lo sfondopiega di Donna Karan. «È stata anche l'epoca dei maxicappotti sulle minigonne» racconta la signora poco prima di far sfilare un esercito di belle ragazze che in qualche modo ricordano la Melanie Griffith di Una donna in Carriera oppure la Meg Ryan di Harry ti presento Sally senza mai cadere nella trappola del deja vu.
Molto riuscita anche la collezione di Laura Biagiotti progettata dalla figlia di questa grande donna che è stata tra i fondatori del made in Italy. Il suo punto di partenza è l'idea di un abito longevo e speciale come il Castello di Marco Simone. Acquistato dai suoi genitori nel 1978 (all'epoca era un rudere nella campagna romana in cui la Digos andò anche a cercare la prigione di Aldo Moro) è un edificio del 1000 in cui ha vissuto anche Galileo Galilei trasformato nella casa della famiglia Biagiotti Cigna con annessa sede della maison e della più vasta collezione al mondo delle opere di Giacomo Balla oltre che nel celebre Golf in cui due anni fa si svolse la Ryders Cup.
Da Ferrari Rocco Iannone esplora il color pelle e la pelle come materiale partendo dall'idea di questo magico involucro che protegge tanto il corpo quanto l'anima di noi umani. Il risultato è a dir poco sensazionale: un lavoro di alta sartoria e pura modernità come in fondo sono tutte le Ferrari. In attesa dell'apertura del megastore londinese del brand il prossimo 20 marzo, Iannone ha anche disegnato i costumi per il balletto I Feel the Earth Move ))con musiche di Philip Glass in cartellone all'Opera - di Roma con Benjamin Millepied. Da Collini Milano, storico marchio di pellicceria milanese rilevato rilevato dal business man Carmine Rotondaro e disegnato da Gianluca Capannolo c'è il più sofisticato e portabile mix di stampe animalier su tessuto in omaggio allo stile adorato dalle grandi dive tipo Ava Gardner, Liz Taylor e Sophia Loren. Delizioso anche il remake del “salva pelliccia”, ovvero l'impermeabile in plastica da indossare in caso di pioggia. Capannolo lo taglia a trench e nel suo piccolo è un capolavoro.