La moglie del dissidente: «Grazie Berlusconi»

«Gentile signor Primo Ministro, vorrei usare questa opportunità per ringraziarla personalmente per tutto l’aiuto che il Governo italiano mi sta dando nei miei sforzi per riuscire a liberare mio marito, Maziar Bahari, un giornalista e filmmaker che stava coprendo le elezioni in Iran per Newsweek quando è stato arrestato il 21 giugno 2009». Inizia così la lettera, diffusa ieri dall’agenzia di stampa AdnKronos, che Paola Gourley, moglie del giornalista iraniano-canadese Maziar Bahari, ha inviato martedì scorso al primo ministro italiano Silvio Berlusconi.
Il corrispondente del settimanale americano è ancora in cella d’isolamento dal giorno del suo arresto e rischia pene pensantissime. La moglie Paola è al settimo mese e mezzo di gravidanza e ha già corso seri pericoli di perdere il figlio con due ricoveri ospedalieri nelle ultime settimane. «Da quando, all’inizio del mese di agosto, ho parlato per la prima volta con la stampa italiana della condizione di mio marito - continua Paola Gourley - ho ricevuto molti segnali direttamente e indirettamente che le autorità iraniane sono sensibili alla diplomazia italiana. Mia madre è di Genova e io sono immensamente grata che il Governo italiano, riconoscendo la mia discendenza italiana, abbia sollevato il caso di Maziar con le autorità iraniane». Per il momento «nessuna accusa specifica è stata ancora formulata contro Maziar che rimane nella prigione di Evin in isolamento», sottolinea Gourley. «Sono passati quasi tre mesi da quando è stato arrestato e non gli è ancora stato permesso di vedere un avvocato. Ho potuto parlare con lui solo domenica per la prima volta e la conversazione è stata molto breve. Sono estremamente preoccupata... è stato chiaramente forzato a fare una «confessione» sul suo involontario ruolo in un presunto sforzo dei media occidentali di istigare disordini dopo le elezioni presidenziali iraniane». Maziar, si ricorda nella lettera, gode di un’alta reputazione internazionale per il suo equilibrio professionale ed è stato nominato questo mese dall’arcivescovo Desmond Tutu e dall’ex Segretario di stato Usa Madeleine Albright per il prestigioso premio Principe delle Asturie. L’uomo, 41 anni, da 10 collaborava con il settimanale Newsweek.