È accusato di torture e abusi: diventa il capo dell'Interpol

Contro di lui cinque denunce, ma da Abu Dhabi sono arrivati 56 milioni

È accusato di torture e abusi: diventa il capo dell'Interpol

È al centro di denunce penali in cinque Paesi. Eppure il generale Ahmed Naser al-Raisi, alto funzionario del ministero degli interni degli Emirati Arabi Uniti, è stato eletto presidente dell'Interpol. Alla fine ce l'ha fatta, nonostante le proteste in tutta Europa, soprattutto in Francia e Germania, dove i parlamentari hanno scritto ai rispettivi governi chiedendo di boicottare la sua candidatura e nonostante le organizzazioni per i diritti umani avessero messo in guardia contro l' «inevitabile perdita di credibilità» dell'organizzazione che riunisce le polizie di 195 Paesi.

Al-Raisi è al centro di tre denunce per tortura proprio in Francia, dove ha sede l'Interpol. Ecco perché i tre casi stanno facendo grande clamore. Uno riguarda il blogger Ahmed Mansour, da quattro anni in isolamento perché accusato di avere «minacciato l'ordine pubblico» e diffuso fake news. Altro oppositore del regime di Abu Dhabi, che racconta di essere finito sotto le grinfie di al-Raisi, è l'accademico britannico Matthew Hedges, arrestato dagli Emirati Arabi Uniti nel 2018 e accusato di essere una spia al servizio del Regno Unito. Liberato dopo due anni, in carcere è stato torturato e denuncia di essere stato drogato prima di una confessione che gli è stata sostanzialmente estorta. Terzo - ma non ultimo - il drammatico racconto di Ali Issa Ahmad, arrestato, picchiato e accoltellato negli Emirati dopo aver indossato una maglietta della nazionale del Qatar, proprio mentre era in corso un embargo politico, logistico ed economico contro il Paese.

E non manca nemmeno la storia di Ahmed Mansoor, detenuto in una cella senza materasso, coperte, senza accesso all'acqua, a un bagno e ai medici. Già nell'ottobre 2020, diverse Ong - 19 in tutti, tra cui Human Rights Watch - avevano espresso preoccupazione per la possibile scelta di Raisi, che hanno descritto come «parte di un apparato di sicurezza che continua a prendere di mira sistematicamente i suoi detrattori pacifici».

Eppure al-Raisi va incontro al suo nuovo incarico senza intoppi. Il sospetto è che a oliare il nuovo destino sia stato il finanziamento di 56 milioni di dollari da parte degli Emirati Arabi Uniti all'Interpol, arrivato dopo le accuse ad Abu Dhabi di aver abusato del sistema degli «avvisi rossi» (i provvedimenti sull'altissima pericolosità dei ricercati, che vengono diramati ai Paesi membri dell'Interpol) con l'obiettivo di perseguitare i dissidenti politici.
Da qualche anno l'Interpol è al centro di polemiche e accuse. L'ultimo capo eletto, il cinese Meng Hongwei, nel 2017 fu prelevato nel pieno della notte, dal proprio letto in Cina, per poi sparire nel nulla. Accusato di corruzione, nel 2020 fu condannato a 13 anni. A succedergli, il coreano Kim Yong Yan, che adesso ha concluso il mandato, esteso di un anno causa Covid.

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