Un alto esponente della Cia si dimette: "Non posso servire l'amministrazione Trump"

Edward Price al Washington Post: "Ho lavorato orgogliosamente per presidenti repubblicani e democratici ma non posso andare avanti"

Un alto esponente della Cia si dimette: "Non posso servire l'amministrazione Trump"

Per quindici anni ha lavorato per la Cia. Ora però Edward Price, dal 2014 portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale, ha deciso di lasciare. E i motivi fanno discutere. "Non posso servire in buona fede questa amministrazione come professionista dell'intelligence", spiega al Washington Post. E chiarisce di aver lavorato "orgogliosamente per presidenti repubblicani e democratici", a sottolineare il fatto che alla base della sua scelta non vi siano, dunque, motivi politico-ideologici. Ma solo, forse, una profonda antipatia (che sfocia nel disprezzo) nei confronti di Trump.

L'ultima goccia è stato l'ordine esecutivo del presidente per la riorganizzazione del Consiglio della Sicurezza Nazionale, che ha tolto di mezzo dal comitato il capo della Cia e il direttore
della National Intelligence, inserendovi il suo consigliere strategico della Casa Bianca, Stephen Bannon. Un uomo, sottolinea Price, "che si è fatto un'esperienza come campione sui media del nazionalismo bianco". A onor del vero bisogna evidenziare che Trump è tornato indietro sull'esclusione dei due dirigenti dell'intelligence, ma per Price lo scivolone comunque c'era già stato: Trump "non ha bisogno di professionisti dell'intelligence che, dicendo la verità al potere, possano sfidare la cosiddetta ortodossia dell'America first che vede nella Russia un alleato e nell'Australia un asino da bastonare".

L'analista della Cia rivela al Washington Post la sua reazione di "incredulità" quando nel terzo dibattito per le presidenziali Trump ha messo in dubbio le conclusioni dell'intelligence sul ruolo russo negli attacchi informatici durante la campagna elettorale. "Le sue azioni una volta insediato sono state ancora più scioccanti", prosegue Price, raccontando come la visita riparatrice che Trump fece appena insediato al quartier generale della Cia fu rovinata "dall'ego e le spacconate" del nuovo presidente, che guardfando le telecamere si mise a magnificare la folla presente al suo insediamento mentre si trovava davanti al monumento per gli agenti morti in servizio. "Questi non erano i commenti che io e molti dei miei ex colleghi volevamo sentire dal nostro nuovo comandante in capo", sottolinea Price.

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