Argentina, adesso la Kirchner e il suo vice rischiano la galera

Il giudice di Buenos Aires Ariel Lijo sentenzia che il numero due dell’ex presidente Cristina Kirchner, Amado Boudou, non può più uscire dal paese del tango senza prima chiedere un’autorizzazione alla giustizia

Argentina, adesso la Kirchner e il suo vice rischiano la galera

Il 10 dicembre Mauricio Macri si insedia alla Casa Rosada. Dopo neanche 12 ore, il giudice di Buenos Aires Ariel Lijo sentenzia che il numero due dell’ex presidente Cristina Kirchner, Amado Boudou, non può più uscire dal paese del tango senza prima chiedere un’autorizzazione alla giustizia. Incredibile la velocità con cui cambia, sempre in sintonia con il potere, la legge o, per lo meno, la sua applicazione in Argentina.

Sino al 10 dicembre Boudou era infatti vice-presidente, ora che la sua immunità è svanita insieme al suo incarico di uomo di stato, rischia la galera.

Il motivo, sia chiaro, sussiste. Boudou è infatti il protagonista assoluto del cosiddetto “caso Ciccone”, avendo tentato di comprare tramite prestanome la calcografica omonima, quella che per intenderci stampava i pesos per conto della Banca Centrale argentina.

Le prove a suo carico sono schiaccianti, sia testimoniali che materiali, e fa persino ridere che un vicepresidente sia così “creativo” da pensare di stampare milioni di banconote da 100 pesos “pro domo sua”. Solo che queste prove schiaccianti lo sono dall’ormai lontano 2012.

All’epoca Cristina Kirchner non solo non lo sostituì ma lo difese a spada tratta e, solo ora, con il cambio politico alla guida dell’Argentina, Amado – che comunque ha anche molte doti, in primis quella di ottimo chitarrista rock – potrebbe presto vedere “il cielo a scacchi”.

Passano pochi giorni e, visto che il 10 dicembre l’immunità l’ha persa anche la presidenta Cristina, un altro giudice che si occupa di penale, Raúl Pleé, chiede al collega Daniel Rafegas di riaprire la causa contro Kirchner, iniziata con la denuncia fatta poche ore prima di morire, lo scorso 18 gennaio, dal magistrato Daniel Nisman.

Nonostante le dichiarazioni del figlio di Cristina, Máximo, neodeputato e dunque “immune” dalla galera - “mia mamma è ancora la leader indiscussa del peronismo”, una pia illusione la sua – anche la Kirchner oggi rischia una condanna. E non tanto per avere coperto i terroristi iraniani che nel 1994 causarono 85 morti all’Amia, la società mutuale ebraica di Buenos Aires, come sosteva da Nisman, ma per Hotesur, la società della sua famiglia proprietaria di due hotel di lusso in Patagonia e sospettata da un altro giudice, Claudio Bonadio, di essere stata usata per lavare denaro sporco.

Era solito dire un grande liberale come Giovanni Giolitti che in Italia “le leggi si applicano ai nemici mentre con gli amici s’interpretano”. Ebbene, il concetto calza ancor più per l’Argentina, forse l’esempio latinoamericano più lampante di come la storia la scrivano i “vincitori” e le leggi siano interpretate sempre e solo a seconda di chi “è alla guida”.

A Buenos Aires, infatti, una volta estromessi dalla Casa Rosada, i presidenti che hanno avuto problemi sono davvero tanti. Basti pensare al general Juan Domingo Perón, costretto all’esilio per 18 anni dopo il golpe del 1955 eufemisticamente ribattezzato da alcuni “Rivoluzione liberatrice” con tanto di bombardamento sulla Plaza de Mayo, o alle sentenze per traffico d’armi e peculato promulgate negli ultimi due anni contro l’ex todopoderoso Carlos Saúl Menem, che non è mai finito dietro le sbarre solo grazie alla sua immunità da senatore.

Ma non pochi problemi con la giustizia li ha avuti anche Fernando De la Rúa mentre un discorso a parte meriterebbero Jorge Rafael Videla, il golpista sanguinario morto in carcere dopo essere stato condannato all’ergastolo per crimini contro l’umanità, al pari dei suoi sodali e successori alla guida di quella giunta “civico-militare” che causo 30mila desaparecidos, Viola e Galtieri. Entrambi furono condannati al “fine pena mai” ma non morirono in galera. Lo evitò un vergognoso indulto concesso loro da Menem ad inizio anni 90.

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