Australia, il mistero degli uccelli morti con "sangue che sgorga dal becco"

Secondo le ong ambientaliste australiane, la "strage di uccelli" sarebbe causata da un “avvelenamento perpetrato dall’uomo”

L’Australia si interroga sulle cause di una misteriosa “strage di uccelli” in corso nel Paese.

Numerosi esemplari di una specie protetta di volatili sono stati infatti rinvenuti a terra privi di vita e la zona maggiormente colpita dal macabro fenomeno è il territorio che circonda la città di Adelaide, nello Stato federato dell’Australia Meridionale.

A detta delle associazioni ambientaliste locali, gli animali ritrovati finora morti o moribondi, in totale circa una sessantina, sarebbero quasi tutti delle corelle beccolungo, appartenenti alla stessa famiglia del pappagallo cacatua. Secondo i veterinari che hanno esaminato gli uccelli piombati al suolo, questi presenterebbero sangue sgorgante dal becco e dagli occhi”. Il personale di pronto soccorso recatosi nei luoghi interessati da tale “strage” ha quindi praticato l’eutanasia sugli esemplari caduti a terra che non avevano ancora esalato l’ultimo respiro.

Sarah King, rappresentante dell’ong ambientalista nazionale Casper's Bird Rescue, ha descritto la vicenda in questione come “degna di un film horror. La donna ha poi addebitato la morte dei pappagalli a un “avvelenamento operato dall’uomo”, evidenziando che nel Paese gli atti di violenza perpetrati da persone ai danni della fauna sarebbero divenuti una vera e propria “piaga sociale”. Tuttavia, la donna non ha precisato le modalità con cui verrebbe messo in atto il presunto avvelenamento dei pennuti.

Ad avviso della King, questi uccelli si sarebbero da tempo attirati l’ostilità degli agricoltori e di molti abitanti delle aree urbane, in quanto, con i loro potenti becchi, danneggerebbero le spighe di grano e persino i cavi elettrici. Di conseguenza, molte persone avrebbero deciso di“contrastare con le proprie mani” i pericoli per i raccolti e le forniture di energia rappresentati dalle corelle beccolungo.

Sia il governo dell’Australia Meridionale, per bocca del primo ministro Steven Marshall, sia quello federale, nella persona del ministro dell’Ambiente Sussan Ley, hanno promesso di “vigilare” affinché nessun individuo attenti alla salute della fauna locale, rimarcando il fatto che, in base alla normativa vigente, qualsiasi maltrattamento umano inflitto a una specie animale protetta comporta l’irrogazione di una “condanna penale ad anni e anni di carcere nonché di una “sanzione pecuniaria salatissima”.

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Commenti
Ritratto di Menono Incariola

Menono Incariola

Lun, 15/07/2019 - 15:29

Bubbole! Se un agricoltore decide che sul suo terreno una certa specie non ci deve stare, non ci sara' barba di santo che possa cambiare il risultato. Una volta una signora venne redarguita dalla Forestale perche' non poteva eliminare dal suo orto le lumache, protette. Lei non fece altro che prenderle e lasciarle libere in un tratto di un suo prato. Poi, sotto gli occhi della stessa Forestale, con noncuranza, passo' il decespugliatore...