Berlino e Vienna si coalizzano: "In 48 ore riportiamo i migranti in Italia"

L'incontro tra Seehofer e Kurz: "Se i rifugiati registrati in Italia o in Grecia dovessero essere trovati sul confine austro-tedesco, dovranno entro 48 ore saranno riportati nel primo Paese di ingresso"

Berlino e Vienna si coalizzano: "In 48 ore riportiamo i migranti in Italia"

Germania e Austria ci scaricano i migranti. E lo fanno dopo un incontro che, al momento, non porterà alla chiusura della frontiera al Brennero. Ma che - parole del vicecancelliere Heinz-Christian Strache - "nulla può essere escluso". Le condizioni oggi non richiedono una stretta ai controlli, ma in futuro chissà.

Di certo oggi l'incontro a tre tra il ministro dell'Interno tedesco, Horst Seehofer (CSU), e i tre esponenti austriaci (il cancelliere Sebastian Kurz, il ministro dell'Interno Herbert Kickl ed il vice Cancelliere Heinz-Christian Strach) sembra allontanare le posizioni di Vienna e Roma. Già, perché se Seehofer ha fatto sapere ai colleghi che non intende farsi carico dei migranti che hanno fatto domanda d'asilo per la prima volta a Austria, lo stesso vale per Kurz. Il quale non vole certo aprire le porte ai profughi in arrivo dall'Italia.

"Se i rifugiati registrati in Italia o in Grecia dove hanno già presentato domanda di asilo dovessero essere trovati sul confine austro-tedesco, dovranno essere collocati in centri di transito ed entro 48 ore riportati nel primo Paese di ingresso", ha minacciato senza se e senza ma Sehhofer. Anche perché "Italia e Grecia sarebbero responsabili per tre quarti dei migranti al confine austro-tedesco". Tradotto: nessuna intenzione di non applicare il regolamento di Dublino, secondo cui - appunto - la responsabilità del singolo migrante ricade sul Paese di primo approdo. Certo, Kurz ha riconosciuto che "Italia e Grecia sono i più colpiti dagli arrivi via mare", Kurz ha sottolineato che "i maggiori problemi di integrazioni sono a carico di Germania, Svizzera e, in particolare, dell'Austria, in quanto Paesi di destinazione".

Lo scontro nei giorni sconti col governo italiano, in fonfo, era stato aspro. Kurz aveva annunciato di voler blindare il Brennero. Salvini gli aveva risposto che sarebbe stato un vantaggio per il Belpaese, visto che sono più quelli che dall'Austria cercano di approdare in Italia che viceversa.E lo stesso aveva fatto il ministro degli Esteri Moavero, ricordando a Vienna che nell'ultimo consiglio Ue i capi di Stato hanno sottoscritto un documento che dovrebbe riconoscere la questione migratoria come un problema da affrontare e risolvere a livello comunitario.

Dal canto suo il governo di destra dell'Austria gioca la carta della mancata integrazione degli immigrati come motivo valido per chiedere una stretta agli ingressi. Il vicecancelliere Heinz Christian Strache ha spiegato che "secondo le statistiche molte persone di altre culture e civiltà non vogliono integrarsi, non vogliono parlare la lingua" del Paese che li ospita e continuano ad adottare "comportamenti diversi come la disuguaglianza tra uomini e donne o i matrimoni forzati, ma allo stesso tempo - ha aggiunto - approfittano dei benefici del nostro sistema sociale: è qualcosa che non possiamo accettare".

Esiste una soluzione? Sì, in teoria. Ovvero che Germania, Austria e Italia formino un asse per combattere l'immigrazione dall'Africa. Per ora, però, Kurz e Seehofer intendono raggiungere accordi con l'Italia per i respingimenti dei richiedenti asilo fermati alla frontiera austro-tedesca e che avevano fatto il primo ingresso in Italia (e Grecia). Resta da capire se dalle parti di Roma intendono chiudere un accordo.