Bloomberg annuncia: "Spendo un miliardo pur di battere Trump"

Micahel Bloomberg si è detto disponibile ad arrivare a spendere un miliardo di dollari in campagna elettorale. Il fine? Battere Trump a tutti i costi

Michael Bloomberg, che si è candidato alle primarie del Partito Democratico statunitense, non è tra i nomi dati in vantaggio dai sondaggi più recenti, ma ha comunque dichiarato di essere disposto a mettere sul piatto un miliardo di dollari pur di far sì che Donald Trump non sia più il presidente degli Stati Uniti. La candidatura del magnate, che è stato anche vicino al Partito Repubblicano, per ora è passata un po' in sordina. Questo annuncio può servire a riposizionarsi o comunque a far parlare di sé e della propria campaign. Ma la strategia dell'imprenditore non è solo personalistica.

L'ex sindaco di New York non si è detto neppure contrario ad una seconda ipotesi: quella di finanziare altri candidati in grado di staccare un biglietto per la nomination presidenziale. Oggi, sul tavolo, persistono soprattutto tre nomi: Joe Biden, che le rilevazioni statistiche, sin dalla discesa in campo dell'ex vice di Barack Obama, piazzano al primo posto del podio; Bernie Sanders, la cui parabola in Iowa e in New Hampshire, i primi due Stati in cui si voterà, sembra essere in ascesa, in specie dopo quanto avvenuto sul fronte medio orientale (Sanders è un rinomato sostenitore del non interventismo); Elizabeth Warren, che dopo aver attraversato un buon "momentum" si è assestata sul terzo gradino in classifica, non riuscendo più a risalire la china. Poi c'è la variabile Pete Buttigieg, che può rappresentare un'alternativa, ma che ha bisogno di estendere il suo raggio d'azione per impensierire i suoi compagni di viaggio. Kamala Harris e Beto O'Rourke, altri due esponenti "presidenziabili", si sono ritirati.

Per tirare le somme è presto. E la capacità finanziaria di Bloomberg può essere un fattore. Lo stesso Donald Trump, del resto, non era stato considerato come un avversario temibile alle scorse primarie repubblicane. La storia è andata in modo diverso. E molti analisti hanno dovuto fare i conti con la realtà. Per lo stesso motivo, Bloomberg non può essere definito fuori dai giochi. Anche perché, rispetto agli altri, l'imprenditore americano è partito tempo dopo. "Dipende se il candidato avrà bisogno di aiuto; se stanno andando molto bene, avranno bisogno di meno. Se non lo sono, ne avranno bisogno di più", ha fatto sapere l'ex primo cittadino della Grande Mela, come riportato dall'Adnkronos. E il riferimento è al "quantum" da poter utilizzare, per se stesso o per gli altri, da qui a novembre, che è il mese del voto.

Lo scenario più rilevante rimane quello dal valore di un miliardo di dollari. Bloomberg ne ha parlato al New York Times. Una mossa che potrebbe bastare per un po' a spostare l'attenzione dei media su un uomo che ha circumnavigato quasi l'intero assetto partitico statunitense, militando anche tra gli indipendenti. Quel sono "pronto a spendere un miliardo di dollari" può cambiare la storia contemporanea o no. Dipende, in fin dei conti, dagli elettori. Quelli democratici si preparano al 3 febbraio, che è la data d'inizio della tornata interna.

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