Quelle maledette armi francesi dietro alle stragi di Boko Haram

All'indomani degli attacchi commessi in Camerun e Ciad da parte degli attentatori di Boko Haram, i servizi di sicurezza nigeriani e camerunensi hanno scoperto che gli ordigni utilizzati dai kamikaze sono di fabbricazione francese

Quelle maledette armi francesi dietro alle stragi di Boko Haram

C'è un marchio di fabbrica europeo nelle stragi commesse da Boko Haram nel fine settimana.

Il gruppo terroristico, sabato, attraverso cinque attentatori kamikaze, ha colpito in due villaggi, uno nel nord del Camerun e uno nel nord del Ciad, provocando la morte di oltre 50 persone. Ma all'indomani della strage è emerso un particolare che dimostra come la scia di orrore, benché concepita nel nord della Nigeria, utilizzi però armi, in questo caso esplosivi, che provengono dalla Francia.

Procedendo con ordine, per evitare di cadere nell'erronea interpretazione per cui Parigi venderebbe direttamente gli ordigni alla setta islamista, occorre seguire l'indagine condotta dai giornalisti francesi di Radio France Internationale che svela come le bombe di fabbricazione transalpina vendute al governo nigeriano, siano lo strumento con cui gli jihadisti perpetrano i massacri nel Paese e negli stati limitrofi.

Stando all'analisi dei colleghi d'Oltralpe si legge che i servizi di sicurezza camerunensi e nigeriani all'indomani degli attacchi suicida, hanno scoperto che gli ordigni indossati dai terroristi erano delle granate contenute nelle bombe a grappolo francesi ''Beluga''.

Gli ordigni a grappolo sono delle testate, utilizzate dall'aviazione, contenenti delle bombe più piccole chiamate appunto sotto munizioni. E sono state proprio queste sotto-munizioni le armi con cui i miliziani di Boko Haram hanno compiuto il massacro.

La domanda è quindi come i terroristi siano arrivati in possesso di questi ordigni. La risposta è da ricercarsi nel fatto che negli anni '80, quando nessuna convenzione proibiva il commercio di queste armi, la Francia ha fornito alla Nigeria diverse bombe a grappolo da impiegare sui bombardieri Alpha jet.

Quindi è logico dedurre che i ribelli, una volta assaltate le basi dell'aviazione nigeriane che erano situate soprattutto nel nord del Paese, sono entrati in possesso delle granate e oggi le impiegano durante le azioni kamikaze.

Al momento della deflagrazione la bomba partorisce una rosa di schegge che ha una gittata letale fino a cinquanta metri, oltre quella distanza provoca comunque danni irreversibili. Perdita degli arti, degli occhi e lesioni permanenti, in un attacco con bombe a grappolo, sono consuetudinari. E questo è un problema che non interessa solamente l'ultima azione compiuta dagli insorti nigeriani, ma riguarda ogni Paese in conflitto dove vengono impiegate le cluster-bombs che, sebbene messe al bando da una Convenzione Onu, vengono comunque utilizzate in diversi teatri di guerra, e a pagarne le conseguenze é principalmente la popolazione civile.