Cina, come la fabbrica del mondo è diventata il laboratorio del futuro

Nel momento attuale fatto di economie in crisi e contrapposizioni geopolitiche, nessuno al mondo può avere davvero interesse ad una Cina debole o indebolita

Da ormai quarant’anni frequento con grande passione la Cina. Ho fatto il mio primo viaggio nel 1978, agli inizi dell’era di Deng Xiaoping, e ancora oggi mi reco nel Paese dalle quattro alle sei volte l’anno. Grazie a questi frequenti contatti, ho potuto constatare di persona gli enormi cambiamenti che si sono realizzati negli anni. Nei primi decenni ho assistito soprattutto ad una crescita quantitativa, avvenuta con grande velocità e senza rispetto delle regole. Negli ultimi lustri questa concorrenza esacerbata ha lasciato il posto ad uno sviluppo basato sempre più sulla qualità: la Cina è diventata meno competitiva, più responsabile e ha migliorato il proprio tenore di vita.

La trasformazione della Cina

Da Paese solo esportatore si è trasformato in un importatore, anche di prodotti e dello stile di vita italiano. Dal 2008 sostengo che l’Italia debba puntare sulle "tre F", food, fashion e furniture. Questo è il nostro core business, su cui troviamo una strada già aperta perché i cinesi, prima ancora di amare i nostri vestiti, il nostro design e i nostri prodotti alimentari, apprezzano il nostro stile di vita. Dai miei oltre 150 viaggi di lavoro in Cina ho ricavato la convinzione che il Paese resti ancora oggi un grande produttore e che in un settore a me ben noto, quello del tessile moda, si possa ancora definirla come uno dei due "sarti del mondo".

I leader mondiali oggi sono due: loro per le grandi produzioni, soprattutto standardizzate, noi per i prodotti di eccellenza qualitativa ad alto contenuto creativo. Questo nuovo mondo cinese va ormai sempre più veloce, grazie anche ad una nuova mobilità e ad una sempre più forte urbanizzazione. A tutto ciò si unisce un progetto come la Belt and Road Initiative, che creerà una grande collaborazione ed integrazione fra la Cina e l’Italia e con gli altri Paesi che attraverserà, proiettando ulteriormente la Cina sul piano internazionale e facendone il più grande player mondiale del futuro, anche grazie alla sua crescente apertura verso l’esterno.

Parliamo di aspetti fondamentali anche per le strategie di noi occidentali, al fine di cogliere l’opportunità di offrire i nostri prodotti a questa nuova grande messe di potenziali consumatori Quanto sta emergendo con sempre più forza in questi anni, ormai, è che la Cina si sta trasformando da "fabbrica del mondo" in "laboratorio per il futuro" ovvero un luogo ove nascono nuovi stili di vita, nuovi comportamenti e novità nei più svariati settori.

I rapporti tra Roma e Pechino

In questo nostro nuovo mondo dovremo sempre di più fare i conti con le influenze provenienti da Est. Nel momento storico attuale, fatto di economie in crisi e contrapposizioni geopolitiche, possiamo comunque constatare che nessuno al mondo può avere interesse ad una Cina debole o indebolita. Roma e Pechino possono vantare rapporti istituzionali eccellenti, e lavorare insieme per le celebrazioni del cinquantesimo anniversario dei rapporti diplomatici e dell’Anno del Turismo Italia-Cina che cadevano quest’anno e che il Covid-19 ha costretto necessariamente a rinviare.

Diversa la situazione per le attività economiche: per le nostre imprese la Cina è una realtà ancora complicata e dicile da affrontare. L’emergenza da Coronavirus ha sicuramente stravolto la vita e il lavoro di tutti ma questa pandemia non ha cambiato i nostri obiettivi e anzi ci spinge a fare di più e meglio per rilanciare le nostre attività. In questi tempi dicili la strategia che dobbiamo portare avanti è quella della collaborazione e non della competizione. Lo spirito deve essere sempre quello di cogliere le opportunità e non fermarsi davanti ai problemi.

Come da tradizione, la Fondazione continuerà ad essere un ponte tra le istituzioni italiane, gli attori pubblici e privati attivi nell’ambito dei rapporti italo-cinesi e la Cina stessa. A questo obiettivo spero di poter dare un contributo valido grazie anche alla mia quarantennale presenza in Cina e al mio incarico di Presidente dell’Istituto Italo Cinese: questo doppio ruolo mi aiuterà a gestire nel migliore dei modi le relazioni ai vari livelli con gli interlocutori della Repubblica Popolare Cinese con un’unica regia nell’ambito dei rapporti tra i nostri due Paesi.

Una cosa è certa, la Cina sta riprendendo il posto che le spetta nel mondo, da superpotenza, dopo le umiliazioni subite fra Ottocento e inizio Novecento. Se mi chiedessero in quale Paese andrei a fare l’imprenditore, ma forse anche a vivere, la mia risposta, del tutto teorica perché non ho più l’età per fare scelte del genere, sarebbe proprio la Cina. Ai giovani, ma più in generale a tutti, consiglio di andarci, possibilmente spesso, perché ritengo che lì, dal "laboratorio" cinese, si potrà capire in anticipo come sarà il futuro del mondo. Anche in questo impegnativo momento storico la Cina manterrà la sua rilevanza, in tutti i campi, perché ci presenta più opportunità che rischi: ciò che dobbiamo riuscire a fare è saper cogliere le occasioni, non fermandoci davanti alle difficoltà.

L’autore è Mario Boselli, Presidente della Fondazione Italia Cina e dell’Istituto Italo cinese.

I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette.
Qui le norme di comportamento per esteso.