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Pitbull, bilancini e droga nel fortino dei pusher. Il quartiere con l'agente. "Ha fatto bene a sparare"

A Rogoredo (Milano) residenti esasperati dalla delinquenza. Un mese fa l'ultimo blitz anti-criminalità, poi tutto come prima. Un muro per ostacolare lo smercio e una cancellata per proteggere l'unico supermarket della zona

Pitbull, bilancini e droga nel fortino dei pusher. Il quartiere con l'agente. "Ha fatto bene a sparare"
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A Rogoredo gli spacciatori si sono impossessati del boschetto e delle vie attorno alla stazione. Se ti avvicini troppo minacciano di sguinzagliare i pitbull e ti fanno passare la voglia di andare a curiosare nei loro affari. Trafficano con i bilancini a cielo aperto, soppesano le dosi, preparano le bustine. E quando è tutto pronto sparano in aria petardi o fuochi d'artificio: è il segnale, le vendite sono aperte.

Gli abitanti del quartiere non ce la fanno più, hanno cambiato le loro abitudini, non escono la sera. Un mese fa c'è stato un blitz delle forze dell'ordine ma dopo pochi giorni la malavita è ricominciata. "Un tempo per tornare dai concerti prendevo la metro, ora ho paura" racconta Giovanna, educatrice di 57 anni. Regola numero uno: mai andare di sera alla promenade, cioè via Cassinari. Ma nemmeno in via Orwell, lungo i binari del treno. Una discarica a cielo aperto dove, oltre ai cumuli di stracci, trovi accendini, siringhe, spazzatura. In mezzo ai cespugli si rifugiano i tossici, molti giovanissimi, girano le gang di magrebini e sudamericani. "A volte li vedo gettati a terra in qualche angolo - racconta Domenico, pensionato di 67 anni che vive nei palazzi di Città Duemila - ma ho quasi paura ad andare a chiedere se stanno male. Da queste parti è meglio tirare dritto". Gli fa eco Ernesto, 72 anni: "Io lo capisco il poliziotto che ha sparato, cosa doveva fare? Doveva pur difendersi!".

Tutti nella zona danno la loro solidarietà all'agente, senza il minimo dubbio. Solo una ragazza (che a Rogoredo lavora ma non vive) si lamenta perché la zona "è troppo militarizzata. Io - dice - ho più paura dei poliziotti". Grazie al cielo però quei poliziotti ci sono. "Io mi alzo alle 5 del mattino per aprire il bar - ci spiega invece una cameriera, 25 anni - Se non ci fossero nemmeno i presidi della polizia avrei davvero paura". Spesso nel locale le si parano davanti ragazzi strafatti che nemmeno riescono a stare in piedi o, al contrario, che sono in crisi d'astinenza e cercano soldi, spaccano i vetri delle auto parcheggiate e scippano i passanti per pagarsi la nuova dose. Nei mesi scorsi il varco per accedere al boschetto è stato murato (ma tutti trovano il modo per passare ugualmente): i tossici e i balordi della zona sono perfino arrivati a ciondolare lungo i binari, dove spesso dormono. E i treni sono costretti a fermarsi e a far scattare tutte le procedure per poter riprendere la corsa in sicurezza. In via Rogoredo, attorno al supermercato Coop è stata costruita una cancellata per evitare i bivacchi e dare più sicurezza alla struttura, frequentata dagli anziani. "Via Impastato è dopo il ponte, non è proprio Rogoredo - tiene a precisare Mariella, titolare del negozio di Ferramenta - Prendiamo le distanze dal boschetto. Però purtroppo il degrado è arrivato anche nelle nostre vie. E pensare che questa era una delle più belle periferie di Milano. La mia famiglia aveva una trattoria emiliana vicino alla stazione, i camionisti se li ricordano ancora i sughi che faceva mia mamma. Ora la gente viene in negozio a comprare lo spray al peperoncino. Anche io l'ho sempre in tasca. Vorrei invitare qui il sindaco Sala a trascorrere una giornata con noi". Pochi metri più in là c'è il negozio di biciclette di Sallaheldin, egiziano. "Qui - racconta - vengono tanti tossici e cercano di vendermi bici che hanno appena rubato. Ma io non ci casco, li riconosco subito".

"Da quando hanno chiuso le acciaierie Redaelli,

la situazione è precipitata - racconta Armando, mentre aiuta la moglie a scaricare il carrello della spesa - E pensare che un tempo qui abitavano solo le famiglie degli operai. Tutta gente per bene, onesta, che lavorava".

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