Coronavirus peggio della Sars: le grandi aziende in fuga dalla Cina

In Cina il nuovo coronavirus ha già contagiato quasi 6mila persone, più di quelle colpite dalla Sars tra il 2002 e il 2003. Da Toyta a British Airways: chiusure e produzioni sospese

Coronavirus peggio della Sars: le grandi aziende in fuga dalla Cina

Il nuovo coronavirus in Cina ha già superato la Sars, la Sindrome respiratoria acuta grave, che, secondo i dati ufficiali dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), a cavallo tra il 2002 e il 2003, si fermò a 5.327 contagi e 349 morti. Oltre la Muraglia, da quando ha fatto la sua comparsa, alla fine dello scorso dicembre, il 2019-n-Cov ha invece già colpito 5.974 persone e provocato 132 decessi. E gli esperti sostengono che il picco massimo dell'epidemia debba ancora arrivare.

I numeri fanno paura, e ogni mattina sale l'ansia quando la Commissione sanitaria nazionale cinese dirama il bollettino sanitario, un documento che aggiorna i contagi, le morti, le guarigioni e la galoppante diffusione del virus. Nel frattempo anche l'Europa deve fare i conti con i primi pazienti che hanno contratto l'infezione. Nel Vecchio Continente ci sono 7 contagiati, con quattro persone colpite in Germania.

Da monitorare, come sottolinea Il Corriere della Sera, quanto accaduto in terra tedesca, dove un manager è stato contagiato da una collega arrivata dalla Cina senza sintomi; dopo l'uomo, anche altri tre suoi colleghi si sono ammalati. L'azienda colpita dai casi di coronavirus ha sospeso tutti i viaggi dei suoi dipendenti in Cina, senza eccezione alcuna.

Il motore economico si ferma: voli sospesi e aziende bloccate

Ma questa è solo la punta dell'iceberg, perché è l'intero motore economico cinese che ha smesso di funzionare, bloccato dalla misteriosa malattia partita da Wuhan. Pechino ha preso misure drastiche, isolato il Paese e staccato la spina. Non poteva essere altrimenti: per contrastare una pandemia dalle dimensioni bibliche sono state prese decisioni drastiche, come quella di mettere in quarantena la provincia dello Hubei, con tanto di trasporti pubblici sospesi e strade bloccate con barriere di ogni tipo per impedire la fuga dei residenti.

Stando a quanto riportato da Bloomberg, Toyota Motor interromperà le operazioni in Cina fino al 9 febbraio, aggiungendosi a un fittissimo elenco di aziende globali e multinazionali che hanno ridotto o cessato le attività commerciali in Cina a causa dell'infezione da coronavirus. Starbucks, che alla fine del 2019 contava all'interno del gigante asiatico 4.292 centri, ha chiuso la metà dei negozi e sta ancora cercando di capire l'entità dell'impatto che il 2019-n-Cov avrà sulle sue vendite. Qualche giorno fa McDonald's aveva sbarrato, fino a data da destinarsi, i punti vendita di Wuhan, Ezhou, Huanggang, Qianjiang e Xintao. Porte chiuse anche per il mega parco e resort Disney di Shanghai.

Anche le compagnie aeree hanno preso contromisure. Lion Air, l'operatore indonesiano più grande del sud-est asiatico per dimensioni di flotta, ha sospeso tutti i voli da e verso la Cina a partire dal 1 febbraio. British Airways, oltre ad aver sospeso tutti i voli diretti per la Cina continentale, ha anche interrotto le prenotazioni sul suo sito fino a marzo. La Casa Bianca ha fatto sapere alle compagnie aeree che sta valutando la sospensione di tutti i coli tra Stati Uniti e Cina.

Commenti

Commenta anche tu
Grazie per il tuo commento