Congresso Usa contro Google: "Nasconde notizie favorevoli a Trump"

Le accuse di “faziosità” avanzate dai deputati repubblicani nei riguardi di Google sono state subito respinte con sdegno dall’opposizione democratica

Il Congresso degli Stati Uniti ha in questi giorni accusato Google di nutrire “pregiudizi anti-Trump”. Secondo i deputati repubblicani, la società tecnologica “oscurerebbe” i siti internet di stampo conservatore contenenti informazioni sui “successi” conseguiti dall’attuale inquilino della Casa Bianca.

Ad avviso dei repubblicani Robert Goodlatte e Lamar Smith, componenti della Commissione giustizia della Camera dei rappresentanti, Google fornirebbe agli utenti di internet desiderosi di reperire notizie su Trump esclusivamente articoli critici nei confronti del tycoon, pubblicati su siti web di “orientamento liberal”. I link a testate online favorevoli al tycoon, invece, verrebbero di fatto “censurate” dalla società di Mountain View, in quanto occuperebbero sempre “posizioni marginali” all’interno delle pagine contenenti i risultati delle ricerche.

I parlamentari del Gop, citando uno studio realizzato dal blog d’inchiesta PJ Media, hanno affermato che, attualmente, il “96%” dei risultati delle ricerche Google su Trump consisterebbe in siti internet “di ispirazione progressista”: “Agli utenti intenzionati a reperire informazioni su Donald Trump”, ha dichiarato Lamar Smith, “Google mostra esclusivamente contenuti pubblicati su testate online dichiaratamente ostili al presidente. Di fatto, neanche un sito di ispirazione conservatrice compare nella prima pagina contenente i risultati delle ricerche. Questo non accade per caso. Gli algoritmi elaborati dall’azienda scartano infatti automaticamente i contenuti sgraditi alla dirigenza di quest’ultima.” Smith, inoltre, ha fatto riferimento a un’indagine condotta dall’università di Harvard, secondo la quale la società tecnologica, privilegiando costantemente i link a siti internet critici nei confronti del tycoon, avrebbe determinato, in occasione delle presidenziali del 2016, uno spostamento di "oltre due milioni e mezzo di voti” a favore della candidata democratica Hillary Clinton.

La Commissione giustizia della Camera dei rappresentanti, su iniziativa degli esponenti del Gop, ha quindi di recente invitato i vertici di Google a rispondere alle accuse di “faziosità” avanzate dal fronte conservatore. Nel corso dell’audizione davanti ai componenti di tale organo, Sundar Pichai, amministratore delegato del gruppo di Mountain View, ha affermato: “L’attività dell’azienda non è mai stata influenzata dalle opinioni politiche della dirigenza. Il nostro motore di ricerca ha sempre offerto agli utenti una vasta gamma di fonti di notizie e di punti di vista, sia di destra sia di sinistra.”

Le accuse di “faziosità” avanzate dai deputati repubblicani nei riguardi di Google sono state subito respinte con sdegno dall’opposizione democratica. Durante l’audizione di Pichai, Jerry Nadler, esponente liberal nonché prossimo presidente della Commissione giustizia, ha infatti preso la parola per denunciare il “clima da caccia alle streghe” alimentato dall’amministrazione Trump nei confronti della società californiana: “La tesi secondo la quale Google darebbe volontariamente rilevanza alle notizie sfavorevoli a Trump è puro complottismo. Non vi è alcuna prova che i dirigenti della società abbiano programmato il loro motore di ricerca al fine di relegare in secondo piano i commenti positivi nei riguardi del presidente.”

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