"Così si avvera il mio sogno". L'Iraq accoglie papa Francesco

Il Santo Padre è arrivato a Baghdad. Le forze speciali blindano tutte le strade. I cristiani: "Ci dà la forza per restare"

"Così si avvera il mio sogno". L'Iraq accoglie papa Francesco

Il vento sferza l'aria di Baghdad. Tutti, qui, erano in attesa di papa Francesco, partito questa mattina all'alba dal Vaticano. Un migliaio di cristiani lo ha atteso lungo la strada - blindatissima - che porta all'aeroporto, dove è arrivato alle 12, ora italiana. Per lungo tempo, le autorità irachene hanno lavorato alla sicurezza del Santo Padre. Sono state mobilitate anche le forze speciali per presidiare le strade. Ma pure il cielo è sotto controllo.

Un'anziana cristiana, che è riuscita a conquistare la prima fila, racconta: "Con la visita di Francesco si avvera non solo il mio sogno, ma anche quello di mio nonno e del mio bisnonno: vedere il Papa tra i cristiani iracheni".

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Ad accogliere il Santo Padre ci sono famiglie con bambini, preti e anziani. Portano tutti con sé l'immagine di papa Francesco e le bandiere del Vaticano. Un cristiano di Baghdad, di soli 17 anni, ci dice che non vuole andare all'estero, ma desidera rimanere qui: "Il Pontefice mi darà la forza", afferma.

Tra i tantissimi iracheni c'è anche l'italiano, padre Daniele, dei neocatecumenali che racconta la persecuzione dei cristiani e di quanto hanno bisogno del Papa per andare avanti: "Questa è una chiesa martire. Una comunità perseguitata".

Lo storico viaggio di papa Francesco

All'aeroporto di Baghdad papa Francesco ha incontrato il primo ministro iracheno, Mustafa al Kadhimi, per poi dirigersi presso il palazzo presidenziale per l'incontro con il capo dello Stato Barham Salih e le autorità politico e religiose irachene.

In un video messaggio al popolo iracheno, diffuso ieri alla vigilia della partenza per Baghdad, papa Francesco ha invitato i cristiani e i fedeli di ogni tradizione religiosa a "rafforzare la fraternità, per edificare insieme un futuro di pace". Nel messaggio il Santo Padre ha implorato "perdono e riconciliazione dopo anni di guerra e di terrorismo".

Le ferite dell'Isis sono ancora molto profonde, come abbiamo raccontato in questi giorni. Padre Paolo, che ci aveva guidato tra le macerie di Karemlash appena liberata dallo Stato islamico, ci ha fatto vedere la sua chiesa. Nuova, anche se il campanile conserva ancora i segni delle esplosioni e la croce è piegata a metà: "Abbiamo voluto lasciarlo così per testimoniare e non dimenticare quello che ha subito la comunità cristiana", ci ha detto il sacerdote.

Il Papa segue la via crucis di sangue dei cristiani iracheni. Nel pomeriggio, infatti, sarà alla cattedrale siro-cattolica di Nostra Signora del perpetuo soccorso dove incontrerà i vescovi, i sacerdoti, i religiosi, i seminaristi e i catechisti. Nel 2010 la chiesa venne attaccata dai jihadisti che uccisero 47 cristiani. Una lunga striscia di marmo ricorda la il sangue di quel giorno.

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