Dai templi ai fumetti, il Museo del Manga a Kyoto

Decine di migliaia di volumi, giocattoli d'epoca e tutta la storia del fumetto giapponese: così una vecchia scuola elementare è tornata a vivere

Dai templi ai fumetti, il Museo del Manga a Kyoto

Kyoto non è solo la capitale della spiritualità e della storia giapponese ma è diventata anche un punto di riferimento per gli amanti dei manga.

A Kyoto ci si può perdere. È la città dei mille templi, non per caso. Tra pagode, altari e statue votive, parchi e negozietti tradizionali, geishe e monaci Zen, nell’antica capitale del Sol Levante è facile smarrirsi nel fascino esotico del Giappone del passato.

Però Kyoto è (anche) altro. L’anima nipponica non è un reperto da museo, cristalizzato ed esposto in una teca. Si esprime in mille vivissime forme, alcune delle quali hanno finito per conquistare il mondo. Non è strano, perciò, imbattersi proprio qui a Kyoto nel Museo Internazionale del Manga.

Allestito in una vecchia scuola elementare che conserva il fascino raccontato in Occidente da decine e decine di cartoni animati, il Museo ospita una delle più grandi collezioni al mondo di fumetti giapponesi. Ci sono intere serie cult, in tutto il mondo. E, se del caso, in tutte le lingue. Tra gli spazi espositivi, infatti, c’è quello dedicato alle traduzioni diffusesi in tutto l’Occidente e in tutta l’Asia. Dai Cavalieri dello Zodiaco in francese fino agli albi di Lupin III tradotti in italiano e polacco passando per il Dragon Ball spagnolo e quello cinese.

Nel museo, in cui è vietatissimo fare foto per tutelare i diritti d’autore degli albi, si trova praticamente di tutto. Per gli appassionati è un autentico Eden. Si va dallo spazio pensato per i bambini, dove tra i libricini ci sono giochi, peluche e cuscini, fino alla cronistoria del manga, dal Dopoguerra a oggi. Per ogni anno, vengono raccolte e raccontate le serie di maggior successo, suddivise in generi: dal filone che in Occidente chiameremmo fantasy a quello sportivo (Holly e Benji, per esempio) fino al (poco) battuto genere della satira. Interi padiglioni, poi, sono dedicati ai disegnatori emergenti e a quelli affermati, ai contest e alle mostre sui personaggi (non solo di carta) che hanno fatto la storia del manga. È possibile, inoltre, immergersi nella nostalgia grazie anche alle esposizione dei giocattoli ispirati alle serie più amate. Bambole, pupazzetti che risalgono a tutta la seconda metà del Novecento, dagli anni ’50 in poi.

Tra i corridoi che uniscono le varie sale sono state allestite intere librerie piene di albi da sfogliare e leggere seduti in poltrona. Si trovano fumetti rari e preziosi, serie non più replicate né continuate. Alcune chicche introvabili, persino in Giappone. Il Museo però non ha schiacciato la vecchia scuola ma ha finito per riportarla a nuova vita. Proprio qui è possibile rivivere le vecchie atmosfere scolastiche e osservare i quadri degli educatori e dei presidi dell’antico istituto, dei quali peraltro è stato mantenuto e rinfrescato il vecchio ufficio.

Il Museo ha una dotazione ricchissima anche grazie a cospicue donazioni da parte dei librai di tutto il Paese. Parecchi negozianti, una volta giunta l’età della pensione, hanno pensato bene di “liberarsi” di tutto l’invenduto donando centinaia e centinaia di albi ai curatori del Museo stesso. Che in poco tempo è diventato, tra tempi, pagode, geishe e katane, una delle attrazioni di Kyoto più apprezzate dai turisti.

Commenti