Il disco rotto di Greta

Il disco rotto di Greta

In questi giorni in cima alle agende di tutte le cancellerie europee dovrebbero esserci due dossier: uno dovrebbe contenere l’emergenza sanitaria legata al coronavirus e le misure economiche per evitare che la pandemia faccia collassare i Paesi maggiormente colpiti, l’altro il ricatto del premier turco Recep Tayyip Erdoğan e la bomba immigrazione al confine greco. Per molti queste sono le cricità prioritarie da risolvere. Per gli ultrà ecologisti, invece, il clima resta ancora il chiodo fisso. Greta Thunberg, per esempio, arrivando alla riunione dei ministri dell’Ambiente dell’Unione europea, chiamati a discutere della legge sul clima presentata ieri dalla Commissione, si è lamentata del fatto che, a Bruxelles, “non c’è un vero senso di urgenza”.

Giusto qualche giorno fa Federico Palmaroli, in arte Le più belle frasi di Osho, ha prodotto una vignetta strepitosa con Greta che, cercando ancora un po’ di attenzione, si sbracciava e diceva “Yu uuuu ve ricordate de me, sì?”. E poi sopra il commento: “Tira più un coronavirus che un surriscaldamento globale”. Anche in questi giorni di difficile corsa a combattere il nuovo virus venuto dalla Cina, gli ecologisti più sfegatati non hanno mai smesso di fare propaganda. E così non è mancato chi ha letto con soddisfazione l’effetto del Covid-19 su Wuhan e dintorni fotografato dai satelliti della Nasa: le mappe mostrano un drastico calo delle concentrazioni di diossido di azoto (NO2), un gas emesso dai motori dei veicoli, centrali elettriche e impianti industriali, in tutta l’area di Wuhan. È l’effetto pressoché immediato delle misure di contenimento decise da Pechino per contenere il contagio. Quello che i seguaci di Greta sembrano non vedere quando plaudono alla chiusura delle fabbriche cinesi, sono gli effetti che l’emergenza sanitaria sta avendo sull’economia mondiale. Interi settori sono già in ginocchio. I Paesi più colpiti stentano a vedere, nell’immediato, l’uscita da questo tunnel. E per molti già si parla di recessione.

Per far fronte alla drammatica situazione economica a Roma, come a Bruxelles, stanno facendo davvero poco. Il premier Giuseppe Conte si è limitato a chiedere uno sforamento più corposo del deficit. Per ora si parla di 5 miliardi di euro oltre ai 3,6 già chiesti nei giorni scorsi. Poca roba rispetto alla gravità della situazione. La stessa task force pensata (a scoppio ritardato) dall’Unione europea per fermare i contagi rischia di rivelarsi del tutto inutile. Nei mesi scorsi la Commissione guidata da Ursula von der Leyen ha fatto del Green Deal un vero e proprio cavallo di battaglia. Ora, vista la nuova emergenza, dovrebbe smetterla di inseguire le utopie dei gretini e concentrarsi piuttosto su un piano Marshall a sostegno delle economie azzoppate dal virus. La Thumberg non ne avrà mai abbastanza: andrà avanti a protestare finché l’uomo non sarà tornato all’età della pietra. Ma il prezzo che dovremo pagare per farla contenta è troppo alto. Lo dimostra la decrescita infelice imposta in queste settimane dal contagio. Per questo è necessario invertire la rotta al più presto.

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