Esercito decimato: cosa succede ai macellai di Bucha

La 64esima brigata russa accusata dei crimini di guerra compiuti a Bucha, è stata subito rispedita in Ucraina per combattere in Donbass: ecco qual è il motivo di tale scelta da parte di Putin

Esercito decimato: cosa è successo ai macellai di Bucha

I soldati russi responsabili dell'uccisione di decine se non centinaia di civili Bucha, che hanno scritto una delle pagine peggiori dell'intero conflitto in corso in Ucraina, hanno ricevuto un trattamento speciale dal loro Zar. Soprannominati "macellai" per le azioni compiute e inconfutabili agli "occhi" impietosi di droni e telecamere che hanno filmato e fotografato i cadaveri nelle strade, si sono spostati adesso verso il Donbass che è il nuovo centro nevralgico del conflitto ma stanno iniziando a subire numerose perdite perché, anche laggiù, l'esercito ucraino è ben determinato a difendere il proprio territorio. Ma c'è dell'altro che li riguarda.

Il veloce rientro in Russia

Dopo aver completato la loro missione, infatti, la 64esima brigata russa ha fatto rientro in patria per un normale periodo di riposo. Nel frattempo, l'intelligence ucraina aveva reso noti i loro nominativi affinché fossero perseguiti e puniti. Come spiega Repubblica, l'Istituto per lo studio della guerra americano ha segnalato una cosa interessante: rispetto a tutte le altre brigate che, dopo le varie missioni, hanno goduto di un certo periodo di "stacco", loro sono stati immediatamente rispediti in Ucraina a combattere. Perché mai, proprio loro? La spiegazione è semplice e spietata: Putin li ha rispediti in guerra sapendo che avrebbero subìto delle perdite così da avere meno testimoni possibili qualora fossero stati chiamati a rispondere sui crimini di guerra compiuti a Bucha.

Il "premio" di Putin

Il presidente russo, però, non lascia nulla al caso: per congratularsi con i successi ottenuti in Ucraina, ha insignito la 64esima brigata con il titolo di "Brigata delle Guardie" che viene normalmente assegnata quando un esercito si dimostra particolarmente attivo su un fronte e ottiene importanti vittorie per la propria "bandiera", olte che per il "coraggio" dimostrato. Non solo, ma il condottiero della brigata è passato di grado: da tenente colonnello a colonnello. Quindi, dopo questa breve pausa di riposo in Russia, sono stati subito rispediti a Kharkiv, la zona Ucraina dove si tengono gli scontri più duri. Insomma, con tutti i reparti, battaglioni e brigate di cui dispone l'esercito russo, proprio a loro è toccato in sorte di proseguire il combattimento. E si sa che, più un esercito è stanco, maggiori possono essere le problematiche.

La protesta dei russi

L'agenzia ucraina Hromadske ha affermato che la notizia non è stata presa bene da quasi nessuno dei "macellai" di Bucha: le proteste per il rientro sul campo di battaglia hanno fatto scattare molti provvedimenti disciplinari. Oltre a quanto abbiamo già detto c'è dell'altro: sapevano che si sarebbero trovati di fronte gli ucraini della 93esima brigata chiamati "kholodnoyartsi", considerati tanto forti quanto il famoso reggimento Azov di Mariupol e un osso decisamente duro da trovarsi di fronte. Il quadro, quindi, è abbastanza chiaro: meno testimoni rimangono sugli orrori compiuti a Bucha e meglio è. Gli indizi e le prove ci sono tutti. L’Institute for the Study of War l'aveva detto: se vai a combattere sui fronti più "caldi", è normale subire delle perdite. Attenzione, la brigata russa non è stata sconfitta, è diretta verso sud a creare altri danni in Donbass ma non è più il gruppo compatto di un mese fa.

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