Il Fondo monetario sgrida Macron: "Debito pubblico troppo alto"

Il Fondo Monetario Internazionale ha sollecitato il governo francese all'adozione di una serie di riforme strutturali per ridurre il debito nazionale

Il Fondo monetario sgrida Macron: "Debito pubblico troppo alto"

Ora tocca alla Francia a essere tirata per le orecchie dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi) per l’elevato debito pubblico.

In queste ultime ore il governo del presidente francese Emmanuel Macron è stato delicatamente rimproverato dal FMI per i livelli “troppo alti” del debito pubblico del paese d’oltralpe, considerato “preoccupante” a medio e lungo termine.

"È necessario procedere con un ambizioso sforzo di bilancio strutturale per mettere il debito su una traiettoria decisa verso il basso", ha affermato l’istituzione monetaria, guidata da Christine Lagarde, che ha precisato comunque l’assenza di un rischio immediato, dato “l'attuale basso livello dei tassi d’interesse … che (permette) un debito più elevato … (ancora) sostenibile in questa fase … (ma nonostante ciò) l'alto livello del debito offre poca tranquillità". Le sollecitazioni del Fmi derivano soprattutto dall’aggiornamento del quadro economico futuro di Parigi, che prevede una crescita dell’1,3% nel 2019 con un’economia nazionale ancora molto “resiliente”, "in parte grazie alle importanti riforme che sono state attuate negli ultimi anni".

Ma "i rischi esterni sono aumentati e i problemi strutturali persistono", ha aggiunto il Fmi, che chiama in causa “l’alto debito pubblico e privato”, “una crescita lenta della produttività" e “una disoccupazione strutturale ancora elevata". “E’ necessario un consenso sociale attorno alle riforme per affrontare le sfide economiche a lungo termine della Francia e rafforzare la capacità di recupero degli shock" attraverso "uno sforzo sostenuto".

Le ricette suggerite dall’organizzazione internazionale alla Francia si chiamano riforme. Infatti, il Fmi ha indicato a Macron “l'adozione (urgente) di misure di risanamento che compensino le misure di sgravi fiscali dello scorso aprile", e l’attuazione di riforme pianificate che consentano di "preservare la redditività delle finanze pubbliche francesi", come la riforma della pubblica amministrazione, la riforma delle pensioni o la riforma delle indennità di disoccupazione, suscettibili di "produrre risparmi di budget attraverso una revisione delle regole di calcolo".

L’ingerenza del Fmi nella politica francese non si ferma qui. Infatti, l’istituzione globale, composta da 189 stati membri, suggerisce ulteriori misure per incidere sull’abbattimento del debito nazionale, tra cui “la diminuzione delle spese sanitarie, una gestione migliore delle prestazioni sociali, la fusione di piccoli comuni e l'eliminazione della duplicazione tra funzioni locali e nazionali". Tutto ciò comporterebbe “un consenso sociale sulle riforme prioritarie … essenziale per garantirne il successo, a beneficio di tutti i cittadini e delle generazioni future”. Le previsioni di crescita presentate dal governo francese confermano le preoccupazioni del Fmi. Nel 2019 il rapporto deficit/Pil dovrebbe superare il famoso 3% imposto dall’Unione europea, diminuendo al 1,2% entro tre anni, che in teoria porterebbe una riduzione del debito pubblico dal 98,4% nel 2018 (pari a 96.14% nel 2015) ad un presunto 96,8% nel 2022.

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