Buco nero, ecco perché è l'immagine del secolo

Presentata in diretta mondiale presso l'ESO a Bruxelles, sarà l'immagine simbolo della ricerca scientifica. Einstein aveva ragione. L'umanità scruta i segreti di una Galassia gigantesca e lontana.

Oggi è stata mostrata per la prima volta l'immagine reale di un buco nero, per l'esattezza di quello appartenente alla Galassia nominata M87.

L'incredibile foto è stata svelata durante un'emozionante conferenza stampa tenutasi a Bruxelles presso l'ESO (Osservatorio Europeo Australe) e in simultanea in tutti gli altri Continenti, trasmessa inoltre in diretta streaming mondiale.

Quella che può essere a tutti gli effetti considerata come una giornata storica per la scienza è il frutto di anni di lavoro nei quali astronomi e astrofisici provenienti da 40 Paesi hanno unito le forze e gli intelletti per regalarci un momento che sarà ricordato per molto tempo. L'Europa, capofila del progetto internazionale EHT (Event Horizon Telescope) con un investimento di 44 milioni di euro, ha coordinato una flotta di radiotelescopi sparsi in diverse parti del mondo; ognuno di questi strumenti ha raccolto dati parziali che poi sono stati immagazzinati in super computer da cui è stata ottenuta la rivoluzionaria immagine, ricostruita a posteriori con il ritorno delle onde radio.

Un buco nero per definizione è qualcosa che divora la luce e ovviamente non potrebbe essere visibile; ciò che ha reso possibile ammirare questo splendido oggetto cosmico, "illuminandolo", è stata l'emissione di particelle generate dai gas congiuntamente alle radiazioni elettromagnetiche nelle immediate vicinanze dell'orizzonte degli eventi di questo mastodonte dall'impressionante diametro di 100 miliardi di km, con una massa 6,5 volte quella del nostro Sole.

I buchi neri stellari sono corpi che si trovano al centro di tutte le Galassie e sono la fase finale dell'evoluzione di stelle massicce. Il primo ad ipotizzare l'esistenza di quello che oggi noi conosciamo come buco nero fu l'astronomo e fisico inglese John Michell, quando in un saggio del 1783 immaginò che vi fosse da qualche parte nell'Universo un oggetto, un corpo celeste non visibile, dalla massa tale da trattenere la sua stessa luce. Della medesima idea era l'astronomo Pierre Simon Laplace (matematico, fisico e astronomo francese) che solo pochi anni dopo il saggio di Michell suppose l'esistenza di corpi celesti oscuri dalla incalcolabile forza di gravità, in grado di impedire alla luce, alla materia e alla radiazione elettromagnetica di sfuggirgli. Fu Albert Einstein infine a confermare e a dimostrare tali supposizioni con la sua Teoria della Relatività Generale, dando al buco nero una precisa e definitiva identità.

Commenti

cir

Mer, 10/04/2019 - 23:05

la cavolata del secolo . non si vede la superficie della luna nitidamente che dista 380.000 km , ovvero un secondo mezzo - luce e vediamo qualcosa a distanze inimmaginabili . solo dei cxxxxxxi credono che einstein sia sano di mente.